BENVENUTI OLTRE FRONTIERA

Potrebbe non avere tutti i torti chi sostiene che di conversazioni sulle nuove frontiere del thriller, noir post-moderno o contaminazione dei generi letterari, se ne senta il bisogno quanto di un buco in fronte. E allora che senso ha, in questo panorama, il lancio di Borderfiction? Il senso che, anche se spesso di troppe parole si muore, esiste pur sempre l'aspirazione a dire qualcosa di nuovo. Il senso che, nel fare riferimento alla frontiera, prendiamo semplicemente coscienza che la frontiera è ormai la nostra realtà quotidiana. Il senso che è sempre più percettibile il peso di un'era in cui tutto sta diventando terra di nessuno, un limes dove razze, clan e culture si confondono, i limiti sbiadiscono in un crepuscolo informe dove non c'è più posto per vecchio e nuovo o bene e male e la tensione si fa palpabile.



Borderfiction presenta e organizza, oppure segnala e consiglia gli eventi che seguono... (calendario in perenne aggiornamento)

La Fase 2 ha avuto gloriosamente inizio. Dopo il percorso di Iron Man, L'incredibile Hulk, Iron Man 2, Thor e Capitan America che ha portato al clamoroso successo di The Avengers, la Marvel comincia il suo secondo ciclo di film interconnessi sul mondo dei Vendicatori, che proseguirà con Thor: The Dark World nell'autunno 2013 e Captain America: The Winter Soldier alle soglie della primavera 2014. Nel terzo film di Iron Man, che esce a cinquant'anni dalla nascita del personaggio, l'eroe con l'armatura è segnato dallo stress post-traumatico dovuto ai drammatici eventi del finale di The Avengers, che gli procura immotivati attacchi di panico. Nevrotico, iperattivo, l'industriale Tony Stark (Robert Downey Jr.) sta mettendo a dura prova la pazienza della convivente e socia in affari Pepper Potts (Gwyneth Paltrow) quando nella sua vita ricompaiono due persone del passato e un nuovo misterioso nemico che si fa chiamare Il Mandarino (sir Ben Kingsley, che nel film riserva non poche sorprese): un terrorista che rivendica con video molto suggestivi vari attentati anti-americani nel mondo, ritratto a metà tra un nuovo Osama bin Laden e (per ammissione degli sceneggiatori) il Kurtz di Marlon Brando in Apocalypse Now.

Da Marco Donna, autore di Dall'Italia con amore e nostro inviato nel "Mondo Bond", le ultime notizie sulla saga letteraria dell'agente segreto più famoso del mondo. Chi è il nuovo autore scelto dalla Ian Fleming Publications Ltd. (società fondata orginariamente dallo stesso creatore di James Bond, Ian Fleming, per gestire i diritti editoriali del proprio personaggio) perché scriva il nuovo romanzo del più celebre agente segreto del mondo?

Il 13 aprile del 1953 usciva il romanzo Casino Royale e il mondo conosceva una sigla di tre cifre che sarebbe diventata sinonimo di agente segreto, superpoliziotto, bonvivant. Il 15 aprile 2013, sessant’anni e due giorni dopo, la Ian Fleming Publications Ltd. ha ufficializzato il titolo dell’ultima avventura letteraria di James Bond, attesa in uscita per il 26 settembre: Solo.
Lo scrittore scelto per questa ennesima prosecuzione dell’opera di Ian Fleming è William Boyd, autore di romanzi quali Come neve al sole e Brazzaville Beach, che ha già incrociato il «Mondo Bond» sulla sua strada. Per esempio, dal suo primo successo, A good man in Africa, fu tratto il bellissimo film Alla ricerca dello stregone di Bruce Beresford, con Sean Connery e Diana Rigg.

A metà degli anni Sessanta il fenomeno cinematografico di 007 – che nelle trame dei romanzi originali di Fleming insinua nuovi elementi fanta-tecnologici che allontanano via via il personaggio dalle sue radici per farne un'icona dell'epoca – dà origine a strane contaminazioni. Da una parte sullo schermo diventa di moda l'agente segreto playboy, dall'altra l'icona dello scienziato pazzo si rimescola con quella dell'organizzazione criminale internazionale che, in un'epoca di ideologie e blocchi contrapposti a rischio di guerra atomica, unisce invece Occidente e Oriente in fragili alleanze contro il comune nemico. Organizzazioni che, come la SPECTRE lanciata dalle storie di James Bond, rappresentano il lato oscuro della scienza, spesso metafora delle autentiche minacce che gravano sull'umanità nello stesso istante in cui il boom economico irrompe nella vita della gente comune, scatenando uno sfrenato ottimismo tecnologico che si esprime attraverso automobili, elettrodomestici e televisione. Che si voglia o no, la fantascienza diventa parte della vita di tutti i giorni.

Al ‘gabbio’ come si diceva nel cinema poliziottesco italiano degli anni Settanta, non ci vuol andare nessuno. La realtà è tristissima. Sovraffollamento, sopraffazione, scuola di malavita. Ogni tanto qualcuno fa lo sciopero della fame, qualcun altro invoca indulti e amnistie ma, in verità, il principio per cui la pena dovrebbe redimere e non punire il condannato sembra non interessare a nessuno. Questa la cronaca.
Nella fiction letteraria ma, soprattutto cinematografica, la galera, in particolare quella più dura, ha sempre rappresentato un’opportunità drammatica per mostrare vite disperate in luoghi chiusi. Ha generato miti e leggende che di un filone cinematografico sociale ha fatto una lunga via, divisa in mille piccoli vicoli, molti dei quali sono finiti nel paludoso terreno dell’exploitation.

In un imprecisato paese centroamericano, nell'imminenza delle elezioni, la capitale è tappezzata dalle enormi affissioni che invitano a votare per Maurice Leprince, l'imprenditore di successo che promette democrazia, giustizia e uguaglianza, l'uomo che si è fatto da solo sbarcando vent'anni prima, senza un soldo, in fuga dalla Francia occupata. Ma anche il boss della prostituzione e il proprietario dello Stardust, centro clandestino dello smercio di cocaina nel paese. Da tempo il sergente investigativo della polizia Miguel Mora cerca invano il modo per incastrare Leprince, prima che l'elezione al Senato lo renda ancora più intoccabile. Per questo spera in ciò che può raccontargli Juan Solano, ladruncolo redento sotto la sua ala protettrice, che si è fatto assumere come barista (e infiltrato) allo Stardust. Ma quando sembra che il giovane barman abbia finalmente trovato le prove necessarie, Mora si vede recapitare il cadavere di Juan a domicilio.

In piena Guerra Fredda, a metà degli anni Sessanta, il delegato all'ONU di un paese del blocco sovietico esplicita una formale protesta per l'invio da parte degli USA di carburante per missili in Turchia. Solo che c'è stata una svista: l'invio ha subito un ritardo e non è stato ancora effettuato, anche se l'annuncio era circolato nella intelligence community americana a Istanbul; quindi l'informazione può provenire solo da un traditore all'interno di una cerchia ristretta e il principale sospettato è un militare legato sentimentalmente a una profuga bulgara residente in Turchia, della quale si sono appena perse le tracce. La giovane abitava in un pensionato per ragazze gestito dall'esercito degli Stati Uniti, la residencia del titolo spagnolo del film, e da qui dovranno partire le indagini. Da questo spunto narrativo ha inizio un thriller spionistico tra i più professionali dell'eclettico, geniale ma incostante regista spagnolo Jesús Franco, che nel momento in cui scrivo questo articolo è morto da pochi giorni (per un curioso destino, precedendo di poco il collega Bigas Luna).

L'avevano promesso – due anni fa, a Cartoomics 2011 – e l'hanno fatto. L'hanno portato a termine. E pure bene. Per cui comincio subito dai complimenti ad Alessia di Giovanni e a Daniele Statella, a tutto il cast e a tutto il personale, che comprende nomi più che illustri. È un'impresa titanica realizzare un film di qualità in modo del tutto indipendente, quindi doppia lode a questa banda di fumettisti-film-maker che si è scatenata con grande inventiva e ironia.
Gli autori amano ricordare che si tratta di una produzione a bassissimo costo, ma in certi momenti i risultati sono tali che lo spettatore si dimentica del budget, merito anche – ma non solo – delle grandi firme che hanno partecipato al progetto, come Sergio Stivaletti per gli effetti speciali e Manuel De Sica per le musiche. In un recente e ben noto programma tv sul cinema si è notata la rapidità con cui alcuni recensori hanno biasimato la recitazione - personalmente ho visto e sentito di peggio in produzioni più blasonate
 - e bollato a priori la qualità del film... e il giudizio di coloro che invece lo hanno visto davvero e ne hanno apprezzato i pregi. Non siamo ancora alla perfezione, ma basterebbe qualche limatura qua e là per arrivarci. E in ogni caso, vale la pena di vederlo.


Un nuovo gioiellino dei produttori di El orfanato (2007) e Los ojos de Julia (2010), che  nell'inverno 2012-13 sono tornati a far accapponare la pelle al pubblico spagnolo con un giallo che rievoca atmosfere alla Boileau e Narcejac, ma anche un po' Gli insospettabili di Manckiewicz. La regia è di Oriol Paulo, già sceneggiatore de Los ojos de Julia. Tra gli interpreti neanche questa volta può mancare la bionda e affascinante Belén Rueda, che sfoggia con noncuranza qualche ruga in più, ma si concede un ruolo più glamour rispetto ai due titoli precedenti nel ruolo di Mayka Villaverde, bella ereditiera di un'importante compagnia farmaceutica.
Mayka è una donna che ama giocare con le vite degli altri e che detesta perdere, specie che ora si rende conto che non è più nel fiore degli anni: l'unica leva che ha sul marito – professore universitario promosso a direttore della compagnia dopo il matrimonio – è il potere che mantiene su di lui.
Mayka è morta da poche ore per un infarto, dopo avere siglato l'ennesimo successo in affari oltreoceano. Ma allora perché il suo cadavere non è più al suo posto nella cella frigorifera dell'obitorio? E che cosa ha spaventato il guardiano notturno della morgue, al punto di farlo scappare a perdifiato e farsi investire da una macchina?

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