BENVENUTI OLTRE FRONTIERA

Potrebbe non avere tutti i torti chi sostiene che di conversazioni sulle nuove frontiere del thriller, noir post-moderno o contaminazione dei generi letterari, se ne senta il bisogno quanto di un buco in fronte. E allora che senso ha, in questo panorama, il lancio di Borderfiction? Il senso che, anche se spesso di troppe parole si muore, esiste pur sempre l'aspirazione a dire qualcosa di nuovo. Il senso che, nel fare riferimento alla frontiera, prendiamo semplicemente coscienza che la frontiera è ormai la nostra realtà quotidiana. Il senso che è sempre più percettibile il peso di un'era in cui tutto sta diventando terra di nessuno, un limes dove razze, clan e culture si confondono, i limiti sbiadiscono in un crepuscolo informe dove non c'è più posto per vecchio e nuovo o bene e male e la tensione si fa palpabile.

rainerLimite ignoto è come un lungo periodo in tedesco terminante in una subordinata: prima di poterlo apprezzare o criticare, è necessario arrivare fino alla fine, ascoltare fino in fondo, là dove il verbo dà significato all’intero periodo.
La trama, in senso stretto, è più che basilare. Un avvocato si reca in un carcere per il primo colloquio con un assistito, un ragazzo accusato di aver picchiato a sangue due transessuali. Ad aver organizzato quell’incontro è Chantal, femme fatale che tiene in pugno il legale con le proprie arti seduttive.
Sembra la solita, trita e ritrita, storia del protagonista cinico che ha visto cose che voi umani, narrativamente spalleggiato dai due immancabili cliché: la Bella e la Bestia.

Sembra.
In realtà, è tutto un inganno ben architettato e svelato con il contagocce.

Hyeronimus copertinaWeltschmerz. È una di quelle parole tedesche intraducibili, collocate a metà tra due significati, due sensazioni, due impressioni. Mi è stato suggerito di tradurlo con il meno noto “senzapelle”, ed è stato allora che ho capito cosa abbiano in comune i protagonisti di Salvatori: vivono senza pelle a iper-contatto con una realtà ruvida come la carta vetrata.
Molti conoscono Hieronymus Bosch il Pittore. Rimane in mente per la sua pittura anacronistica, che in uno stile olandese quattrocentesco – di terre e toni smorti – ci ha lasciato quadri simili a incubi lovecraftiani, in cui strumenti musicali e uomini si fondono e copulano, più o meno letteralmente, per la gioia e il patimento di orde di demoni in deliquio.

In pochi conoscono Jeroen van Aken l’Uomo. Scrivere di lui significa spiegare quell’anacronismo, entrare nella mente del visionario e scavare sotto gli strati di apparente follia per trovare un senso – non un senso meno folle, forse, ma che sia almeno capace di ordinare quelle masse di santi e peccatori che si rincorrono e rifuggono a grappoli nei suoi quadri.
Salvatori ha tentato l’impresa.

 

avventura brasilianaAlcuni anni fa, visitando la mostra su Ian Fleming all’Imperial War Museum di Londra, mi incuriosì la figura del fratello Peter. Il maestro Ian aveva vissuto un’infanzia e una pubertà nell’eterno confronto con il fratello più bravo a scuola, più estroverso, più simpatico e, in fondo, più amato da tutti. Ian Fleming – futuro creatore di James Bond 007 – aveva combattuto questa situazione, cercando di eccellere nello sport e andandosene in giro per l’Europa appena possibile. All’interno del contesto famigliare si sentiva il peso di questa rivalità.
E Peter era veramente bravo. 

Quest’anno, la casa editrice Nutrimenti ha avuto il coraggio di proporre al pubblico italiano il primo libro di Peter Fleming, da molti considerato il suo capolavoro. L’International Society for Travel Writing ha elencato “Avventura brasiliana” tra i dieci migliori libri di viaggio di tutti i tempi.

copertina io vi vedoFa piacere ogni tanto leggere un bel thriller, per nulla convenzionale, come quello di Simonetta Santamaria. In parte è un poliziesco, a tratti molto duro, prossimo alle suggestioni del miglior poliziottesco anni Settanta; e in parte è un gotico alla Stephen King, ambientato però nelle strade di Napoli. La dimensione sovrannaturale si fa sempre più evidente man mano che avanza la storia, ma è perfettamente amalgamata con la vicenda: non siamo, per intenderci, alle prese con un finto giallo alla Agatha Christie in cui all'ultima pagina compare un fantasma, giusto in tempo per dire a uno sprovveduto investigatore chi sia l'assassino. È, piuttosto, una lenta spirale verso l'Abisso, quello di cui parlava Nietsche: solo che stavolta non si limita a ricambiare il tuo sguardo. Stavolta ti trascina dentro.

Q comingStephen King ha ragione (c'era da dubitarne?) quando afferma che l'appassionato di cinema fanta-horror è disposto a vedere qualsiasi boiata nella speranza di cogliere qualche perla. E in effetti qualcosa di buono a volte si trova, pure in un film che si avvicina più alla serie Q (appunto) che alla B. Certo, l'animazione delle creature in stop motion faceva impressione ai tempi del primo King Kong o nelle mani di Ray Harryhausen, mentre qui si vede un po' troppo la plastilina e l'effetto speciale più riuscito è l'ombra della bestia in volo che si proietta sui grattacieli. La sceneggiatura è un po' scombiccherata, ma l'idea ha quasi un certo fascino: nella Manhattan del 1982 un adoratore del dio azteco Quetzalcoatl trova (non si sa come) alcuni volontari per sacrifici umani destinati a riportare in vita la divinità dalla forma di serpente alato; di fatto è un'enorme lucertola volante che trova tra i grattacieli un habitat perfetto per le sue abitudini di predatore. Del resto, come osserva un poliziotto nel corso del film, «New York è famosa perché si mangia bene.»

wolverine2Dopo le due pellicole sul passato degli X-Men (X-Men – Le origini – Wolverine e X-Men – L'inizio), riprende la saga da dove è stata lasciata al termine del terzo episodio, X-Men -Conflitto finale) con un film interamente dedicato al personaggio più famoso della serie a fumetti della Marvel. Hugh Jackman appare per la sesta volta (contando la partecipazione straordinaria ne L'inizio) nel ruolo di Logan in The Wolverine, distribuito in giro per il mondo con il sottotitolo L'immortale per evitare, presumibilmente, confusioni con il prequel sulle sue origini.

jour se leve classicAnche se si apre con un omicidio, Le jour se lève non è propriamente un noir come quelli che Jean Gabin interpreterà a partire del dopoguerra. Semmai è figlio del naturalismo letterario francese, oltre che della felice collaborazione del regista Marcel Carné con il poeta Jacques Prévert (autore dei dialoghi) oltre che con lo scrittore e sceneggiatore Jacques Viot, autore del soggetto originale. Inserito nella corrente del realismo poetico, è una pellicola di impegno sociale nel suo contrapporre realtà e apparenza (oggi diremmo «immagine»), onestà e disonestà, serietà e inganno, oltre che, en passant, nel criticare le condizioni di lavoro in fabbrica. È anche un film le cui vicissitudini si intrecciano in modo curioso con la Storia, tanto da rischiare di scomparire per sempre dalla faccia della Terra, salvandosi per miracolo e sopravvivendo fino ai nostri tempi.

Da Marco Donna, autore di Dall'Italia con amore e nostro inviato nel "Mondo Bond", le ultime notizie sulla saga letteraria dell'agente segreto più famoso del mondo. Chi è il nuovo autore scelto dalla Ian Fleming Publications Ltd. (società fondata orginariamente dallo stesso creatore di James Bond, Ian Fleming, per gestire i diritti editoriali del proprio personaggio) perché scriva il nuovo romanzo del più celebre agente segreto del mondo?

Il 13 aprile del 1953 usciva il romanzo Casino Royale e il mondo conosceva una sigla di tre cifre che sarebbe diventata sinonimo di agente segreto, superpoliziotto, bonvivant. Il 15 aprile 2013, sessant’anni e due giorni dopo, la Ian Fleming Publications Ltd. ha ufficializzato il titolo dell’ultima avventura letteraria di James Bond, attesa in uscita per il 26 settembre: Solo.
Lo scrittore scelto per questa ennesima prosecuzione dell’opera di Ian Fleming è William Boyd, autore di romanzi quali Come neve al sole e Brazzaville Beach, che ha già incrociato il «Mondo Bond» sulla sua strada. Per esempio, dal suo primo successo, A good man in Africa, fu tratto il bellissimo film Alla ricerca dello stregone di Bruce Beresford, con Sean Connery e Diana Rigg.

<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 3

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica con cadenza periodica e non è da considerarsi
un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.