IN CERCA DI RICHARD STARK

di  Donald E. Westlake

westlake2Nei primi anni ‘60 pubblicavo un romanzo all’anno, in edizione rilegata, per la Random House, e cercavo un ulteriore sbocco editoriale. A quel tempo, in America, era diffusa la convinzione che le donne comprassero i rilegati e gli uomini i tascabili: non era vero, ma così si credeva. Per questa ragione i rilegati erano più cerebrali, i tascabili più muscolari.
Decisi di lavorare a un giallo destinato al mercato dei tascabili e scrissi di un criminale chiamato Parker, che alla fine veniva arrestato, dato che all’epoca pensavo che i delinquenti finissero sempre in galera. Non pensavo di farne il protagonista di una serie di libri. Non gli diedi nemmeno un nome di battesimo, perché tutto quello che doveva fare era comparire al principio della storia e uscirne in manette all’ultima pagina.
Mi chiamarono dalla Pocket Books per chiedermi se non fosse possibile che, alla fine, Parker riuscisse a fuggire, così da ricomparire in altri romanzi. Fu un piacere dire di sì.

bur_-_comeback-colpo_su_colpoL’idea era che Parker non aveva per nulla i modi simpatici di un personaggio seriale, non cercava di essere vostro amico, e proprio per questo la serie poteva funzionare.
(Il primo romanzo era The Hunter, pubblicato in Italia nei Neri di Mondadori e in successive riedizioni con il titolo Anonima carogne; su di esso sono basati i film Senza un attimo di tregua con Lee Marvin e Payback con Mel Gibson; la graphic novel che ne è stata tratta di recente è uscita da noi con il titolo Parker – Il cacciatore da Edizioni BD. N.d.T.)

Con lo pseudonimo di Richard Stark scrissi otto romanzi per la Pocket Books, che in seguito cambiò politica editoriale e smise di pubblicare gialli. Così ne scrissi altri quattro, sempre in edizione tascabile, per la Gold Medal. Quindi, con il tredicesimo romanzo, passai al rilegato e alla Random House, presso la quale continuavo a pubblicare un romanzo all’anno con il mio vero nome.
Dopo quattro libri con loro, lasciai definitivamente la Random House. (Tutti i romanzi  di questo ciclo di quel periodo sono usciti in Italia presso i periodici Mondadori; N.d.T.)

Quando, qualche tempo dopo, mi guardai intorno in cerca di Richard Stark, non lo trovai più. Nel corso degli anni successivi, tentai tre volte di scrivere un nuovo romanzo della serie, ma senza riuscirci. Ero certo, ormai, che se ne fosse andato per sempre.
Poi, nel 1988, accettai il compito di scrivere una sceneggiatura basata sul romanzo di Jim Thompson The Grifters (il film sarebbe uscito in Italia con il titolo Rischiose abitudini, il romanzo è stato ripubblicato nel 2010 da Fanucci con il titolo I truffatori. N.d.T.). Il regista Stephen Frears e io analizzammo in profondità gli altri libri di Thompson e tutto l’apparato di critica che era stato scritto su di lui. Ma proprio la settimana in cui mi accingevo a lavorare allo script, la Writers Guild, il sindacato degli sceneggiatori, entrò in sciopero e ci rimase per cinque mesi.
Non potevo lavorare per il cinema, ma potevo scrivere libri. Mi dedicai a completare uno dei miei romanzi con protagonista Dortmunder, Drowned Hopes (edito in Italia da Leonardo come Un buco nell’acqua, N.d.T.) Avevo la testa così piena di Jim Thmpson che nel libro feci comparire un cattivo di nome Tom Jimson. Finii Un buco nell’acqua, ma lo sciopero continuava. E in quel momento mi venne un’idea per una storia di Parker. Ne avevo scritto metà quando lo sciopero ebbe termine.

rizzoli_-_backflashSette anni più tardi, in un momento in cui mi stavo lamentando perché non avevo niente da fare, mia moglie disse: “Perché non finisci quel romanzo di Parker?” Così feci e quel romanzo diventò Comeback-Colpo su colpo.
Da allora Richard Stark è rimasto sempre con me.
Ho delle teorie su dove fosse andato e perché sia tornato, ma preferisco non sviscerarle. Sono convinto che un romanziere non dovrebbe sapere quello che sta facendo, perché nel momento in cui ne prende coscienza non è più in grado di farlo. Va benissimo rendersene conto, ma soltanto a posteriori.
E sono lieto di dire che Richard Stark e io non siamo ancora “a posteriori”.

Era il luglio 2003 e curavo per Sonzogno la collana “I Bestseller del Crimine”, nella quale pubblicai i primi romanzi della nuova serie che Donald E. Westlake, tornato dopo circa venticinque anni allo pseudonimo Richard Stark, dedicava a Parker. Gli chiesi di raccontare a me e ai suoi lettori come fossero nati personaggio e pseudonimo, e perché fossero stati assenti tanto a lungo. Quella che avete letto fu la sua risposta. Richard Stark è rimasto con lui fino alla fine, giunta inaspettatamente il 31 dicembre 2008, permettendogli tuttavia di completare l’ultima trilogia di Parker prima di morire. E a me - dopo i primi tre libri usciti da Sonzogno e ora in fase di ripubblicazione da BUR - di far pubblicare anche gli altri quattro volumi presso Alacran Edizioni. (Andrea Carlo Cappi)

Nella foto: Donald E. Westlake alias Richard Stark.
Il trailer:
Point Blank (Senza un attimo di tregua), primo dei numerosi film tratti da opere dello scrittore.

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