ITALIA A FUMETTI, AVVENTURA E MISTERO -1 Featured

di  Andrea Carlo Cappi

corsaro_nero_fumettiSergio Bonelli, figlio del creatore di Tex, a sua volta creatore di Zagor e di Mister No, editore di molte delle testate di maggior successo del campo fumettistico popolare italiano, alla domanda su cosa fosse il fumetto, rispondeva che era «il cinema dei poveri». Contrariamente a quanto si può pensare, la definizione non intende affatto essere offensiva, anzi, è una lucida visione di come i comics abbiano molto in comune con l'altro medium loro coetaneo, pur godendo di una maggiore libertà di espressione. 
Del resto è improbabile che Sergio Bonelli, che è stato fino al 26 settembre 2011 l'incarnazione vivente dell'editoria fumettistica italiana, volesse rinnegare il lavoro di sceneggiatore e artefice di miti avventurosi fatto per anni da suo padre e da lui stesso, o denigrare la nobiltà di questo mezzo espressivo. Il fumetto, però, è davvero il cinema ridotto all'essenziale, cioè allo storyboard, a cui vengono aggiunti i dialoghi per mezzo delle «nuvole parlanti».

Sandokan_1938Guarda caso, come il cinema, il fumetto nasce e si sviluppa tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Tuttavia girare un film richiede uno sceneggiatore che scriva la storia, attori che la interpretino, un regista che la diriga, un operatore che la riprenda, e ancora scenografi, costumisti, montatori e mille altre figure tecniche e artistiche che devono essere pagate dal produttore che finanzia la pellicola.
Per realizzare un fumetto, invece, oltre a un editore e alla sua redazione, sono sufficienti uno sceneggiatore e un disegnatore. Tuttalpiù la figura del disegnatore può scindersi tra chi si occupa delle matite, della china, del colore, del retino. Ma se si vuole raccontare una storia western non c'è bisogno di andare nella Valle della Morte e nemmeno ad Almeria, così come per raccontare un'avventura spaziale non serve spendere cifre da capogiro in effetti speciali, modellini o scenografie: basta scriverle e disegnarle. È sufficiente la creatività degli autori per raccontare una storia epica, spettacolare e colossale. C'è la stessa magia che si generava, per esempio, nelle pagine avventurose di Emilo Salgari, con la differenza che qui la letteratura è disegnata. La storia è raccontata per immagini ma, a differenza del cinema, non ci si deve porre il problema di quanto debba essere alto il budget.

locandina_salgari_bassa_wowEsiste persino il sottogenere del fumetto salgariano, che comincia negli anni Trenta sulle pagine di Topolino e Paperino (sopra: dettaglio di una tavolta da Le tigri di Mompracem disegnata da Guido Moroni Celsi, su Topolino del 1938); e che riprende nel dopoguerra (in apertura dell'articolo una riedizione 1976 de Il Corsaro Nero, adattato e disegnato da Franco Chiletto nel 1946 su Salgari, settimanale di grandi avventure) e conosce una nuova primavera al seguito del successo del Sandokan televisivo di metà anni Settanta, con Le due tigri a puntate sul Corriere dei Ragazzi adattato da Milani & Fagarazzi, in cui i personaggi avevano i volti di Kabir Bedi, Philippe Leroy eccetera... Per arrivare poi al Sandokan incompiuto di Hugo Pratt. Proprio mentre pubblico questo articolo, è in corso a Wow-Spazio Fumetto (viale Campania 12, Milano, qui accanto il manifesto dell'inaugurazione), una mostra sul Salgari a fumetti.

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