ONRYO: SPETTRI DEL SOL LEVANTE - 1

di  Cristana Astori e Alex Montecchi

The_Ring_before_you_die“Ci sono tre condizioni che devono verificarsi perché nel mondo permanga oltre la morte una volontà maligna. Uno spazio chiuso, l’acqua e una morte lenta… In altre parole, se qualcuno muore lentamente, in uno spazio chiuso e in presenza dell’acqua, di solito lo spirito vendicativo di quella persona continuerà a infestare il luogo.” (Koji Suzuki, Ring)
L'uscita in edicola dell'antologia Onryo, avatar di morte nella collana Urania di Mondadori (gennaio 2012) riporta alla luce un tema che negli anni Novanta ha dominato la produzione cinematografica giapponese: quello appunto degli onryo – spettri di uomini, donne e bambini vittime di violenze – che tornano tra i vivi carichi di odio e rancore nei loro confronti.
Nel Giappone di fine millennio i fantasmi della tradizione, risalente all'VIII secolo e spesso celebrata dal teatro kabuki che ne ha codificato l'aspetto esteriore, si sono inevitabilmente fusi con la tecnologia: improvvisamente telefoni fissi, cellulari e videoregistratori (il dvd non era ancora così diffuso) diventavano veicoli di angoscia e di morte.

ringuÈ il genere battezzato saiko horaa, trascrizione nipponica di psycho horror, che affonda le sue radici nella paura dell’ignoto, nel terrore allo stato puro e nelle tradizioni del Sol Levante. La notorietà mondiale arriverà però al principio degli anni Duemila, con la realizzazione dei remake americani di alcune delle pellicole di maggior successo di questo filone: The Ring, The Grudge, Dark Water.
Contrariamente a quanto potrebbe far pensare il termine psycho, in questo genere non ci sono assassini seriali psicopatici, ritratti mentre braccano e massacrano le loro vittime. Né vi sono mostri di altro genere, quali vampiri, licantropi o zombie affamati di sangue e carne che straziano un personaggio dopo l’altro. Siamo lontani anche dallo splatter, a volte persino autoironico e liberatorio, esploso in occidente negli anni Ottanta, genere peraltro coltivato anche in Giappone, ma presto superato: forse perché arti mozzati e teste spiccate dal busto erano già parte integrante del cinema nipponico storico-avventuroso, tanto da destare scalpore presso il pubblico occidentale quando alcuni film del genere giunsero da noi negli anni Settanta, con l’ondata di pellicole asiatiche (dal Giappone e da Hong Kong, ma di solito etichettate in Italia indiscrimanatamente come “film di karate”) scatenata dal successo mondiale di Bruce Lee.
Più che psycho, il termine inglese corretto dovrebbe essere psychic, che indica le manifestazioni paranormali. Per trovare parentele occidentali al saiko horaa, bisogna piuttosto rivolgersi allo Shining di Stephen King o a Il sesto senso di M. Night Shyamalan, non foss’altro perché spesso i catalizzatori del terrore nipponico sono inquietanti figure di bambini. Altra presenza costante in questo genere di film sono le ko-gyaru, le graziose studentesse in giacchetta marinara, scarpette lucide, calzettine e gonnellina scozzese che popolano anche i manga, che a seconda delle circostanze possono essere vittime indifese di fantasmi vendicativi o pericolose assassine che usano i poteri della mente per uccidere. In queste storie la paura deriva non tanto da quello che si vede, ma da quello che si intravede appena, una presenza appena percettibile nella semioscurità di una stanza o un’immagine confusa su un nastro video. Nulla può essere più spaventoso dell’avvertire la presenza di qualcosa che non ci dovrebbe essere, ma c’è, annidato nel buio.

onryoPunto di partenza dello saiko haraa è il bestseller Ring di Koji Suzuky del 1991, che deve tuttavia la sua fama mondiale alle numerose interpolazioni cinematografiche che lo hanno filtrato e modificato. Tuttavia è proprio grazie al successo del film realizzato in America da Gore Verbinsky nel 2002 che tanto il romanzo capostipite della saga (pubblicato in Italia da Editrice Nord) quanto le sue versioni cinematografiche nipponiche sono arrivate anche da noi. Ring, ovvero anello di una perversa catena di morte, il ruolo giocato dai protagonisti, ma anche ring come lo squillo del telefono che sancisce una maledizione e l’inizio di un inarrestabile conto alla rovescia. E infine ring come il cerchio di luce che, nelle versioni cinematografiche, rimane impresso nella mente di Sadako Yamamura, personaggio cardine della vicenda.
Tutto comincia dunque da Koji Suzuki, nato a Hamamatsu (Tokyo), laureato in letteratura francese, insegnante in un liceo nella provincia di Shuzuoka e vincitore nel 1990 di un premio per la letteratura fantastica con il romanzo Rauken. È interessante vedere con quale approccio scientifico lo scrittore giapponese abbia raccontato per la prima volta la storia di Ring, partendo da una leggenda metropolitana udita raccontare dagli studenti del suo liceo.
Il romanzo si apre con due morti improvvise e misteriose: quella di Tomoko, una studentessa che si trova in casa da sola, e quella di un giovane in motocicletta. In entrambi i casi, la causa sembra essere un improvviso arresto cardiaco, anche se le vittime sono state trovate immobilizzate nell’atto di strapparsi i capelli. Un giornalista di Tokyo, Kazuyuki Asakawa, zio di Tomoko, viene a conoscenza del secondo caso da un taxista che ne è stato testimone e scopre che alla stessa ora si è verificata la fine altrettanto inspiegabile di una giovane coppia appartatasi in automobile.
Asakawa finisce per collegare le quattro vittime tra loro: tutti compagni di studi, reduci da un weekend insieme la settimana precedente. Inspiegabilmente, i quattro sono morti nello stesso istante. Il giornalista ipotizza che abbiano contratto una forma di virus e risale al luogo in cui i quattro hanno trascorso il weekend: un bungalow con vista del monte Fuji, in un holiday resort, tra campi da tennis e da golf. E qui Asakawa trova una misteriosa videocassetta contenente immagini singolari, alcune puramente astratte, altre invece apparentemente riprese dal vero. La registrazione si conclude con una spaventosa minaccia: la morte colpirà lo spettatore entro una settimana.
Sposato con una figlia piccola, il giornalista non ha alcuna intenzione di morire.·Ma il suo spirito di investigatore scientifico, con il quale anni prima ha affrontato una serie di ricerche sul paranormale condotte dal suo giornale, comincia a venir meno e lo costringe a trovare un alleato: un suo compagno di studi, Ryuji Takayama, laureato in medicina e filosofia, professore universitario e intellettuale sprezzante delle convenzioni sociali, tanto vitale quanto Asakawa è sottomesso. Il giornalista non esita a mostrargli la videocassetta: Takayama del resto ama essere considerato un poco di buono e tempo addietro ha raccontato all’amico di avere stuprato varie ragazze (anche se la sua giovane assistente, Mai Takano, lo considera l’uomo migliore del mondo). Quello che Asakawa non ha previsto è che anche sua moglie e sua figlia guardino la videocassetta: il conto alla rovescia comincia anche per loro.
Innanzitutto, da dove viene il video? Chi lo ha girato? Come è stato registrato sulla cassetta? È stato forse trasmesso da qualche stazione televisiva della zona? Oppure la sua origine è molto diversa: la proiezione diretta dei pensieri di qualcuno su un tubo catodico?·La strana coppia di investigatori, Asakawa-san e Takayama-sensei, esaminato un archivio dei fenomeni paranormali riscontrati in Giappone dagli anni Cinquanta, trova una scheda che li porta a Sadako Yamamura, ragazzina nata sull’isola di Izu Oshima (località che corrisponde ad alcune immagini del video), figlia illegittima di un esperto di fenomeni paranormali, il professor Ikuma, e di Shizuko Yamamura, una donna del luogo che si diceva fosse dotata di poteri paranormali. Ma il padre è morto in un sanatorio, mentre la madre si è suicidata gettandosi in un vulcano dopo che la stampa ha bollato i suoi poteri come una montatura; e della bellissima Sadako si sono perse le tracce intorno ai diciotto anni, dopo che ha tentato una breve carriera come attrice in una compagnia teatrale. Curiosamente, uno degli impresari tentò di concupirla, ma morì il giorno seguente per arresto cardiaco…
Non vogliamo rivelare altro, per non guastare la sorpresa ai lettori che ancora non conoscessero la storia. Ci limitiamo a sottolineare la singolare fusione in questo romanzo di thriller scientifico e di thriller soprannaturale: la morte si trasmette come una nuova forma di virus, eppure al tempo stesso affonda le radici nei miti giapponesi, attraverso la figura di un asceta dell’VIII secolo d.C., dotato di poteri sovrannaturali ed esiliato sull’isola di Izu Oshima. Nella figura di Sadako ci sono persino riflessi demoniaci di Baphomet e altri demoni tradizionali… Di lì a qualche anno la storia di Ringu approda al cinema, come scopriremo nel proseguimento di questo articolo. Intanto non ci assumiamo responsabilità per qualsiasi cosa possa accadere dopo che avrete visto il video qui sotto riprodotto...

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