JOHN PHILLIP LAW, L’UOMO CHE FU DIABOLIK - 2

di  Raymond Benson

Law_parte_2_ridottoSeconda e ultima parte dell’intervista realizzata a Hollywood nel 2007 dallo scrittore americano Raymond Benson all’attore John Phillip Law. Nella sezione precedente abbiamo seguito gli esordi della carriera cinematografica, l’esperienza in teatro e l’amicizia con Jane Fonda che portarono l’attore al suo celebre ruolo dell’angelo Pygar in Barbarella. Ora scopriremo il resto della sua carriera da Diabolik a Cassandra Crossing fino all’ultimo film del 2008. Nell’immagine, J. P. Law – con una cravatta a tema – alla festa per il quarantennale dei fumetti di Diabolik svoltasi a Milano nel 2002 (foto di Art Villone).

Oltre a Barbarella, nel 1968 uscì un’altra pellicola con John Phillip Law: Il sergente, un dramma controverso diretto da John Flynn, con Rod Steiger nel ruolo di un militare gay. Nel film, Law era l’oggetto dei suoi desideri, qualcosa di scandaloso per gli standard di quegli anni. Poco distribuito al di fuori delle città principali degli USA, rimane uno di quei cult-movie introvabili che sono poco più di una curiosità.

Lo stesso anno Law girò un altro film italiano che avrebbe lasciato un segno molto più duraturo, soprattutto in Europa: Diabolik (conosciuto nel mondo come Danger: Diabolik), diretto dal leggendario regista Mario Bava. Law vi interpretava l’inafferabile criminale dei popolari fumetti italiani. Il produttore Dino de Laurentiis lo scelse dopo che l’attore si presentò ai provini con gli occhi truccati in modo da somigliare al personaggio così come veniva disegnato. “In realtà pensavo che il film mi avrebbe rovinato la carriera. Non avevo idea – nessuno ce l’aveva – che anni dopo sarebbe stato ancora un film di culto. In Europa ci sono fan club e convention di Diabolik e ho saputo che per anni è stato il film di mezzanotte in un cinema di San Francisco.” Law racconta che per il ruolo di Eva Kant, la compagna di Diabolik, era stata scelta originariamente Catherine Deneuve, ma poi a interpretarla fu Marisa Mell. “Marisa e io andavamo d’amore e d’accordo. Non sono riuscito a conoscere bene Adolfo Celi. Era molto divertente lavorare con Terry-Thomas. E ho un grande rispetto per Mario Bava. Mi diceva: ‘Forse sono un cane come regista, ma conosco bene la macchina da presa.’”

Otto Preminger si rifece vivo e volle Law in un suo film poco noto e pieno di star, Skidoo. “Per tutto il tempo l’atmosfera sul set era quella folle di una festa. Il protagonista era Jackie Gleason, ma c’erano anche

Groucho Marx, Carol Channing, Frankie Avalon, Frank Gorshin, Burgess Meredith, Mickey Rooney, Peter Lawford e persino George Raft.” Law ammette che era un film terribile e che segnò il destino di Preminger, portandolo ad abbandonare il cinema. “Quello che ricordo di più è che Jackie Gleason faceva morire dal ridere e che a Carol Channing piaceva mangiare carne di renna.”

Gli amanti degli spaghetti western ricorderanno senz’altro il film che Law interpretò nel 1969, Da uomo a uomo, diretto da Giulio Petroni. “Il protagonista era Lee van Cleef e io ero il numero due del cast. Nella seconda metà degli anni ‘60 Lee era in pieno rinascimento come attore, grazie agli spaghetti western. Chi avrebbe detto che aveva problemi a una gamba e alla schiena? Usava sempre una controfigura per le scene a cavallo, praticamente un suo sosia. Fu la United Artists a darmi la parte e a sostenere il film, anche se era italiano, sperando di capitalizzare il successo di Sergio Leone. Volevano fare di me un secondo Clint Eastwood. Il risultato fu che ogni idea creativa che proponevo veniva rifiutata, perché volevano che fosse esattamente come un film di Leone.”

La successiva grande produzione hollywoodiana di Law fu Il re delle isole (1970), con Charlton Heston e Geraldine Chaplin. “Era l’ultimo film sotto contratto con la United Artists. In quel periodo Heston era pieno di sé e non mi faceva molto caso.” Tuttavia le riprese gli garantirono una bella ambientazione alle Hawaii e lui si trovò bene con Geraldine Chaplin. Seguì Il Barone Rosso di Roger Corman, in cui Law era il ben noto barone von Ritchtofen. “Durante le riprese morirono cinque persone. Le sequenze aeree erano estramemente pericolose. Persino Don Stroud rischiò la vita in un incidente; uno degli aerei cadde in un fiume, ma per fortuna Don era un buon nuotatore. Dopo quel film Corman giurò di non dirigere mai più un film.” E tenne fede alla promessa, limitandosi a produrre e, occasionalmente, a recitare.

Le azioni di Law come sex symbol lievitarono nel 1971 con La macchina dell’amore, dal bestseller di cassetta di Jacqueline Susann. “La parte doveva andare a Brian Kelly, che però dopo una settimana di riprese ebbe un tragico incidente d’auto. Mi chiamarono sulla base del provino che avevo fatto.” Diretto da Jack Haley Jr., il film era lanciato come un altro La valle delle bambole, ma così non sarebbe stato. “Fu un disastro. Non c’era niente che funzionasse, in quel film. E le belle donne con cui dovevo girare le scene d’amore? Mio Dio! C’erano le prime gemelle apparse su un paginone di Playboy, le Collinson; dovevo fare una doccia con loro. E c’era la Playmate dell’Anno, Claudia Jennings.” La protagonista femminile era Dyan Cannon, che Law definisce “una rompipalle”. “Faceva storie per le scene d’amore.
Voleva sempre essere sicura che non fosse visibile neanche un centimetro del suo corpo. Rigidissima. Non era il modo migliore per rilassarsi e girare le scene come si doveva.”

Law si ritrovò poi in Perù su un altro set dall’atmosfera festosa. Fuga da Hollywood era la produzione ad alto budget di Dennis Hopper dopo il successo di Easy Rider e risultò essere uno dei fiaschi più leggendari del cinema americano. “Erano tutti fumati. E in quel film, oltre a Dennis Hopper, c’erano Peter Fonda, Kris Kristofferson, il grande regista Samuel Fuller, Dean Stockwell, Russ Tamblyn, e Julie Adams. A dire la verità le riprese del film sono una nebbia nelle profondità della mia memoria. Mi sembra di essermi divertito, ma non ne sono troppo sicuro! Peccato che fosse così incasinato.”

Gli spettatori italiani considerano il film successivo di Law come uno dei loro preferiti di tutti i tempi. Polvere di stelle era una via di mezzo tra un dramma e una commedia romantica, diretto e interpretato da Alberto Sordi, con Monica Vitti. “Io ero il marinaio che cerca di portare via Monica al marito. Nel film parlavo italiano, ma poi come sempre ero doppiato da qualcun altro.” In effetti, con tutti i film girati laggiù, Law aveva imparato piuttosto bene la lingua. Comprò anche una proprietà in Toscana e ci costruì una casa, in cui si ritira periodicamente quando ha voglia di fuggire da Hollywood.

Il viaggio fantastico di Sinbad, uscito nel 1974, è considerato da molti uno dei capolavori di Ray Harryhausen nell’animazione stop-motion ed è uno dei film per cui Law è più conosciuto in America e in Gran Bretagna. A differenza del suo predecessore Kerwin Mathews e del suo successore Patrick Wayne, Law interpretava Sinbad come un arabo. “In effetti mi piaceva recitare davanti a una creatura che non c’era. Ho sempre avuto un’immaginazione vivida e per me era piuttosto facile duellare alla spada con un mostro invisibile. Ray Harryhausen passava tutto il tempo sul set con la sua macchina da presa fissata a terra, riprendendo le stesse immagini del regista Gordon Hessler. Poi Ray prendeva il girato e ci aggiungeva i suoi effetti speciali. Gli occorreva un altro anno per realizzarli, lavorando da solo nel suo piccolo laboratorio. Era davvero stupefacente. In realtà la mia scena migliore fu tagliata dal film: c’era qualche allusione sessuale con Caroline Munro in una cabina della mia nave. La chimica tra noi era perfetta, ma lo studio volle eliminare la scena perché doveva essere un film per ragazzi.”

Per Law l’ultimo grande film hollywoodiano degli anni ‘70 fu Cassandra Crossing, diretto da George Pan Cosmatos e distribuito nel 1976. “È un film curioso e non funziona al cento per cento, ma è affascinante per tutte le star che mette in scena.” Il cast contempla Sophia Loren, Richard Harris, Ava Gardner, Burt Lancaster, Martin Sheen, Ingrid Thulin e Lee Strasberg. Il film permise a Law di recitare con uno dei suoi eroi. “Burt Lancaster non permetteva a nessuno di rubargli la scena. Entrai sul set con in testa un berretto militare che avevo scelto per il mio personaggio e durante la ripresa lo appesi a un gancio con un gesto studiato. Subito dopo, Burt mi disse di ‘lasciar perdere il berretto’ perché distoglieva l’attenzione da lui!” Un altra curiosità sul film era che O. J. Simpson aveva una piccola parte. “Per mesi, dopo il processo, c’era sempre qualcuno che rideva quando leggeva sul mio curriculum che avevo lavorato con O. J. Simpson in uno dei suoi film più importanti.”

Nel corso degli anni ‘80 e ‘90, Law continuò a partecipare di tanto in tanto a pellicole di Hollywood, ma si concentrava soprattutto su quelle all’estero. Si rendeva conto di essere molto più conosciuto in giro per l’Europa che in Gran Bretagna o negli Stati Uniti. “Per ma ve bene. È bello essere apprezzati. Quando sono in Italia mi invitano spesso a firmare autografi. È molto gratificante. Ho girato film in Germania, Francia, Spagna, alle Filippine... dappertutto.” Di fatto, John Phillip Law ha avuto ruoli importanti in oltre cinquanta film nella sua carriera quarantennale. In arrivo è Chinaman’s Chance, girato in Spagna con Ernest Borgnine, Olivia Hussey e Jason Connery. “Il regista è King Hoo, da Hong Kong. Ho fatto un giorno di riprese. È una storia sui lavoratori coolie nella vecchia San Francisco, un film molto interessante.”

Se gli si chiede quale sia il preferito tra i suoi film, Law risponde ironico: “Il prossimo... Non mi sento di prediligerne uno piuttosto che un altro. È come dover scegliere tra i propri figli.” Oggi John Phillip Law passa il suo tempo tra le sue case a Hollywood e in Italia, gira un film quando ne ha voglia e continua a perfezionarsi nelle lingue e nelle arti. “Una volta uno dei miei grandi maestri alla Neighborhood Playhouse, George Whitehead, mi disse: ‘Fai della tua vita un’opera d’arte.’ E io ho cercato di vivere proprio in base a quella lezione.”

©Raymond Benson

Traduzione di Andrea Carlo Cappi

N.d.T. Questa intervista, che proponiamo per la prima volta in italiano, risale al 2007, un anno prima della morte dell’attore, che si era congedato dal pubblico italiano nel 2004 partecipando ancora una volta a un film a episodi, in questo caso horror: I tre volti del terrore, di Sergio Stivaletti, in cui interpretava con grande ironia ben quattro ruoli diversi.

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