VENDICATORI UNITI: HULK-La serie tv

di  Michele Tetro

scansione0001Gli adattamenti per la televisione anni Settanta di supereroi della Marvel (Uomo Ragno, Dr. Strange, Capitan America) erano caratterizzati da budget esigui, effettistica quasi nulla, formato piattamente televisivo, attori semisconosciuti, storie banali, eliminazione pressoché totale dell’elemento fantastico. Ma proprio queste caratteristiche garantirono invece gran successo ad una serie cult durata 5 stagioni (dal 1977 al 1982) per un totale di 80 episodi. Protagonista del format della CBS fu l’Incredibile Hulk, l’erculeo personaggio creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962 come moderna riproposta del mito del Dottor Jekyll e Mister Hyde e indubbiamente uno degli eroi più emblematici e meglio riusciti della Casa delle Idee. In Italia, come di consueto, il pilota della serie apparve nel 1979 nelle sale cinematografiche con il titolo di L’Incredibile Hulk, diretto da Kenneth Johnson, subito seguito da Il ritorno dell’Incredibile Hulk (episodio doppio del serial), mentre l’altro film TV A Death in the Family e tre episodi televisivi non furono mai doppiati.

scansione0002Stupisce tanto clamore per una serie che in effetti nulla aveva a che spartire con l’originale fumetto, che vedeva il timido dottor Bruce Banner investito dai raggi gamma di una bomba sperimentale tramutarsi nel suo furioso e gigantesco alter-ego verde nelle situazioni di particolare tensione, un mostruoso colosso contro cui si scatenava l’esercito americano e in generale l’intero consorzio umano, spaventato dall’ira e dalla “diversità” di Hulk (che di contro altro non anela che un po’ di pace). Come da tradizione Marvel l’incompreso gigante verde del comics si trova ad affrontare invasioni aliene, temibili nemici dotati di poteri straordinari, l’ossessione di un generale dell’esercito che vuole annientarlo, altri super-eroi di diverse testate e presto elemento portante dell’intera saga diventa la tormentata e complessa personalità del dottor Banner, in bilico tra il Bene e il Male, tra la mitezza umana e la recondita furia subumana del dopo trasformazione.


Nulla di tutto questo nel serial televisivo prodotto da Kenneth Johnson, che fa dello scienziato vittima delle radiazioni gamma un esule sempre alla ricerca di una cura per la sua maledizione, i cui spostamenti attraverso il continente americano lo mettono in contatto con una variegata umanità piena di problemi (poliziotti in crisi, sportivi vessati dalla mafia, reietti e disabili, deboli e oppressi) che verranno, anche inconsapevolmente, risolti dalla distruttiva apparizione di Hulk. Le avventure sono di tipo urbano, tra il drammatico e il poliziesco, con una forte venatura malinconica (se il lieto fine vale per i comprimari di ogni episodio, il dottor Banner si ritrova sempre lungo una strada solitaria verso la prossima avventura) che tutto sommato offre una interessante valenza psicologica al protagonista.
Indubbiamente il merito del successo del telefilm, le cui trame erano per lo più risapute, doveva circoscriversi nell’efficacia dei due attori protagonisti, il simpatico e melanconico Bill Bixby nel ruolo di Banner e l’ex culturista audioleso Lou Ferrigno, già Mister America, che per due volte in ogni puntata si scatenava con sonori ruggiti e gran lacerazione di camicie sopra la massa muscolare, distruggendo i set. La vena malinconico-elegiaca si sente particolarmente nel film pilota e nel successivo L’Incredibile Hulk: sposato, entrambi diretti da Kenneth Johson, tutti e due all’insegna della perdita di affetti personali, con apparizioni del mostro di giada, specialmente nel secondo, molto ridotte a favore dell’approfondimento psicologico dei personaggi.

scansione0003Dopo alcuni anni dalla chiusura della serie, dato che il produttore Kenneth Johnson aveva rivolto altrove la sua attenzione (stava preparando la miniserie Visitors), Bill Bixby tornò a interessarsi di Hulk in veste di produttore esecutivo e regista, realizzando tre nuovi TV movie, nel tentativo di dare una svolta alle atmosfere realistico-malinconiche dell’originale per un taglio più avventuroso-fantastico, proponendo altri eroi della Marvel come comprimari.
In Thor e Hulk gli invincibili (reintitolato poi La rivincita dell’Incredibile Hulk), co-diretto con Nicholas Korea nel 1988, il colosso di giada interagisce con il Mitico Thor, il Dio del Tuono creato dalla coppia Lee-Kirby nel 1962, assieme a Silver Surfer e al Dottor Strange uno dei personaggi più visionari e sfrenati della Marvel a cavallo tra fantasy e fantascienza, qui ridotto alla stregua di semplice culturista (Eric Allan Cramer) scarsamente impegnato che fa a botte con gli sgherri di turno, mentre in Processo all’Incredibile Hulk (ora noto più semplicemente come L’Incredibile Hulk), girato da Bixby nel 1989, è la volta di Devil (Rex Smith), l’Uomo senza Paura, l’avvocato cieco dai riflessi potenziati uscito dalla fantasia di Stan Lee e Bill Everett nel 1964, che ruba la scena al golia verde nella sua lotta contro Kingpin (John Rhys-Davies), re del crimine.


scansione0004Nel 1990 la serie si chiuse definitivamente e in modo inaspettato col terzo lungometraggio, La morte dell’Incredibile Hulk, in cui l’eroe, cadendo da un aereo, non sopravvive all’impatto, tramutandosi per l’ultima volta in un morente Banner, ormai libero per sempre dalla sua maledizione: operazione inconsueta e praticamente suggello della sua lunga epopea televisiva, difficilmente i fans di Hulk avranno gradito questa soluzione, che tutto sommato conferì un certo realismo alla saga (adombrando in realtà la malattia fatale che aveva già colpito l’attore Bill Bixby). Un quarto episodio, provvisoriamente intitolato La resurrezione dell’incredibile Hulk, non fu mai girato proprio per la scomparsa di Bixby, minato dal cancro. Ma si sa, i mondi e i personaggi della Marvel non spariscono mai del tutto e le vie di Hollywood nel riproporli sono davvero infinite.

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