Tuttavia la trama rispecchia fedelmente quanto promesso dalla sintesi proposta a suo tempo, arricchita di ulteriori sviluppi e di un cast ancora più spettacolare, in cui entrano in scena non solo le splendide Jessica Alba, Michelle Rodriguez e Lindsay Lohan, ma anche due vecchie e un po’ consunte glorie degli anni ‘80 quali Don Johnson (ironicamente annunciato come “per la prima volta sullo schermo”) e Steven Seagal; e, nientemeno, uno spettacolare Robert De Niro che gigioneggia a piacere nel ruolo di un politicante subdolo e inattendibile.
Un ex agente della Policia Federal messicana (Danny Trejo), il cui nome in codice (desunto dalla sua arma prediletta) è Machete, disobbedisce agli ordini di un superiore colluso con il narcotraffico. Partito, machete in resta, all’attacco dell’ex collega Torrez (Steven Seagal) divenuto un inarrestabile boss della droga con la pessima abitudine di usare la sua katana su bersagli umani, l’eroico federal vede distrutte la propria vita, la famiglia e la carriera e si salva per miracolo. Tre anni dopo lo ritroviamo che tira a campare dall’altra parte del confine, nel Texas, come bracciante occasionale. Fino al giorno in cui un misterioso uomo d’affari di nome Booth (Jeff Fahey), giudicandolo l’uomo perfetto per l’incarico, lo recluta per un lavoro sporco e in apparenza ben pagato: eliminare il senatore McLaughlin, la cui politica razzista e xenofoba non gioverebbe né agli immigrati, né agli imprenditori che traggono ricchezza dal loro sfruttamento nel lavoro nero.
Il piano di Booth, che ignora i trascorsi di Machete, è in realtà simulare un attentato in cui il senatore rimanga solo ferito, allo scopo di risollevare le deludenti proiezioni elettorali di MacLaughlin. Ma non è facile liberarsi del capro espiatorio, quando si tratta di Machete, che gode delle simpatie della Rete, organizzazione clandestina che aiuta e protegge gli immigrati e che ha addentellati ovunque lavorino i messicani, ospedali compresi. Salvatosi, trova l’aiuto di Luz (Michelle Rodriguez), venditrice di tacos e, si presume, ex guerrigliera zapatista, che ha creato il mito di Shé, protettrice dei lavoratori messicani in Texas. Ma prende le parti del fuggiasco anche Sartana Rivera, (Jessica Alba), agente dell’immigrazione USA – “la Migra” – di origine messicana, combattuta tra il rispetto della legge e la solidarietà con i suoi ex connazionali. Nella lotta viene infine coinvolto con una certa riluttanza anche il fratello di Machete, padre Cortez (Cheech Marin), passato dalla Policia Federal alla Chiesa, pur conservando un paio di fucili a pompa nel bagagliaio della macchina, perché non si sa mai.
Ma i cattivi sono veramente cattivi: da Von Jackson (Don Johnson), capo di una squadra di vigilantes che si dedicano alla caccia grossa all’immigrato, al killer mascherato Culebra Cruzado (Tito Larriva), al superkiller professionista Osiris Amanpour (Tom Savini), fino al vero cervello dell’operazione, Torrez, che utilizza la politica per incrementare i profitti nel suo traffico di droga. La rappresaglia è durissima e alla fine anche la figlia di Booth, April (Lindsay Lohan) si unisce travestita da suora alla battaglia finale in cui gli immigrati partono alla riscossa a bordo delle auto con sospensioni truccate tipiche dei chicanos.
Esiste anche una serie di sottotrame che i registi hanno filmato e poi cancellato dal film, che vedono – oltre alla fine della carriera di Osiris Amanpour nell’officina meccanica monopolizzata da Machete – anche la sorella gemella di Sartana e la killer psicopatica Boots McCoy (Rose McGowan, già in Planet Terror e prossimamente Red Sonja nel nuovo progetto di Rodriguez) presentata in una scena in stile tarantiniano. Ma queste sono tutte cose che si potranno scoprire nella versione in dvd.
Una curiosità: nel film sono presenti ben tre attori reduci da numerosi episodi di Lost, che peraltro non si sono mai incrociati sul set della serie tv perché apparsi in diverse stagioni o linee temporali: Michelle Rodriguez (nessuna parentela con Robert), Jeff Fahey e Cheech Marin.
Machete, la cui regia è accreditata sia a Robert Rodriguez sia al suo collaboratore abituale Ethan Maniquis, riprende in modo giocoso e paradossale le atmosfere dei B-movies anni ‘70, portando all’eccesso il western urbano già collaudato nella trilogia di El Mariachi. L’obiettivo è il divertimento, anche se il discorso sull’immigrazione rimane serio a dispetto della leggerezza del film. Lo testimonia il fatto che la pellicola è stata accusata di essere troppo rivoluzionaria e persino antiamericana, il che dimostra che si tratta di vero cinema indipendente. E, pertanto, di quanto di meglio possa esprimere la cultura americana nel campo dell’intrattenimento liberatorio e intelligente. I titoli di coda promettono due sequel: resta da vedere se il pubblico riuscirà a ottenere anche questi, come ha fatto con il primo film.









Come raccontato in 






















