Molti ricorderanno il Film Elizabeth e il suo seguito The Golden Age, che per questo personaggio sono stati veri e propri trampolini di lancio. Sì, perché prima di allora il cognome Hirst non diceva niente a nessuno. Dopo, beh, le cose sono un po' cambiate, perché Hirst non si è più fermato e grandi produzioni non hanno esitato un attimo nel affidargli progetti ad altissimi budget e lunghe programmazioni.
C'è da dire che la Costante Hirst non ha perso un colpo in tutte le produzioni in cui ha messo lo zampino. Prima fra tutte The Tudors, la serie Tv che narra le gesta di Enrico VIII e delle sue sfortunate mogli. Qui Hirst assesta il suo primo miracolo, perché la scelta del protagonista ricade su Jonathan Rhys Meyers, androgino protagonista della pellicola glam Velvet Goldmine e arrivista assassino di amante nel Match Point di Woody Allen. Quindi, cosa ci può entrare un attore simile, dai tratti delicati e dall'occhio blu, con l'iconografia che tutti abbiamo del possente re assassino di mogli? È questo il segreto della Costante Hirst: emulsionare l'improbabile con l'impossibile, ottenendo così una miscela esplosiva che annienta, già dai primi frames, la sospensione dell'incredulità. Perché sul piccolo schermo l'alchimia funziona alla grande e, puntata dopo puntata, lasciamo da parte le nostre reticenze per farci trasportare in questa nuova visione – rinascimentale, appunto – della produzione televisiva anglosassone.
Gli share sono altissimi, talmente alti che non viene mai messo in discussione il procedere delle stagioni fino al raggiungimento della dipartita naturale del sanguinario monarca. Ovviamente in Italia le cose sono andate diversamente perché, complice anche una programmazione idiota, la serie è passata del tutto inosservata, preferendo i più classici medici in famiglia o i vari poliziotti de' noantri.
Ma delle vicende sul mercato italiano a Hirst non importa molto anche perché, finita l'avventura monarchica, ha per le mani due vere e proprie patate bollenti: l'ennesimo rifacimento della leggenda arturiana Camelot e il pericolosissimo serial The Borgias. Due progetti che potrebbero spaventare chiunque perché, se nel primo la possibilità di fallire è praticamente certa, nel secondo, solo per imbastire degli interni vagamente credibili si sarebbe dovuto spendere l'intero budget della prima stagione dei Tudors… Ricordiamoci che la storia dei Borgia si svolge in Vaticano e in ambienti ricchissimi, fra ori e costumi sontuosi.
E che cosa fa in questo caso Hirst, in una mano la sceneggiatura dell'episodio pilota di Camelot e nell'altra quella dei Borgia? Decide di partire con tutte e due insieme! Ma non basta, perché Hirst stupisce tutti, ben consapevole di non avere il dono dell'ubiquità, decidendo di lasciare parte degli oneri dei Borgia nelle mani di un nome qualunque: Neil Jordan, il regista premio Oscar de La moglie del soldato. Questo per permettergli di dedicarsi anima e corpo al progetto che più gli sta a cuore e che ha l'ambizione di riscrivere completamente la saga arturiana.
Bisogna tenere presente che gli inglesi non hanno un'epica propria, avendo ereditato i loro miti da popolazioni esterne come i sassoni e i francesi. Quindi è necessario porre rimedio. Infatti Camelot racconta esattamente come sono andate le cose, almeno nella testa di Hirst. I risultati? Anche qui strepitoso in entrambi i casi: i Borgia sono un tripudio di macchinazioni, omicidi e intrallazzi politici noir, sostenuti da un bravissimo Jeremy Irons, volti a stupire e conquistare gli spettatori. Camelot, invece, è una gioia per lo spirito perché ci riporta a tempi antichissimi dove la storia si scriveva con le gesta e le invenzioni di menti fini e lungimiranti. Un'ultima nota: c'è da chiedersi quando anche da noi possa nascere una versione italiana di Hirst. Ma forse è già nata e si sta perdendo fra corridoi affollati in attesa di un appuntamento con il produttore di turno che non arriverà mai. Purtroppo, prima di poter creare una Costante bisogna trovare i Fattori giusti.











Michael Hirst è un nome che ai più, almeno in Italia, non dice nulla. Nella perfida Albione, invece, evoca una parola magica e rischiosa: Rinascimento, intesa non solo come epoca storica ma come filosofia di vita. Ma andiamo con ordine, perché stiamo parlando di un personaggio veramente particolare, dato che il suo lavoro e la sua immaginazione sta effettuando una vera e propria rivoluzione, associando al suo nome una costante di successo: la Costante Hirst.






















