La storia, incredibilmente vera, è appunto quella di Clifton-James, attore di scarso successo che, sotto le armi in piena guerra preso l'Ufficio Paga, riceve in apparenza la proposta di girare un film di propaganda: nella realtà a convocarlo fu il ben più noto attore David Niven, nella versione cinematografica è un certo maggiore Harvey (interpretato da John Mills) che nel corso della pellicola svolge il compito di onnipresente angelo custode del protagonista, agli ordini del capo dell'intelligence militare Logan (l'attore Cecil Parker, che sotto molti aspetti sembra porre le basi dell'interpretazione che Bernard Lee darà di lì a qualche anno di M, il capo di 007).
Il caso vuole che Clifton-James, oltre a essere un attore, sia anche un sosia pressoché perfetto del generale britannico Montgomery. Cosa che offre al servizio segreto di Londra un'occasione unica: se le spie naziste vedono un falso Montgomery nel Mediterraneo, Hitler non sospetterà che il vero generale sia in Inghilterra a preparare lo sbarco in Normandia. Ed ecco che l'attore viene costretto a tempo di record a “imparare” Montgomery, per essere condotto in tour tra Gibilterra e il Nordafrica e messo in mostra di fronte alle spie nemiche. A dispetto delle esitazioni iniziali e di qualche momentaneo cedimento (in una bella scena in cui, dimenticato il testo scritto per lui in occasione di un discorso a un gruppo di militari americani, improvvisa una serie di battute da vaudeville fino a conquistarsi il pubblico) Clifton-James riesce così bene nella parte da diventare il bersaglio di un commando nazista – questa è in realtà una parte di pura fiction – che tenta di sequestrarlo. Ma ormai siamo alle soglie del D-Day e, svolta la sua missione, l'attore può tornare a essere se stesso.
Lo script è dell'attore-sceneggiatore (e futuro regista e romanziere) Bryan Forbes, che qui affianca come co-interprete John Mills nelle scene d'azione finali, nel ruolo del tenente Butterfield che contribuisce a sventare il rapimento del falso Monty; Imdb.com riferisce che Forbes avrebbe respinto la proposta di dirigere Agente 007-Licenza di uccidere giudicandolo dalla sceneggiatura una banale pellicola “bang-bang”; in seguito avrebbe firmato tra l'altro le sceneggiature di quel gioiello di spy-story/commedia che è Due sotto il divano di Ronald Neame e nientemeno che di Chaplin di Richard Attenborough.
Diretto da John Guillermin, il film è gestito inizialmente in chiave di commedia, per farsi via via più serio con il procedere degli eventi. È anche un ritrovo di consolidati caratteristi britannici: da John LeMesurier nel ruolo di un burbero superiore di Clifton-James all'Ufficio Paga, in cui questi è distaccato prima della missione; a Walter Gotell (poi visto come agente della SPECTRE in Agente 007-Dalla Russia con amore e come generale Gogol nei film di 007 con Roger Moore), qui capo del commando nazista; all'immancabile Allan Cuthbertson (che credo sia apparso – anche solo per pochi secondi – in ogni film bellico made in England) nella parte del marito di una segretaria invano corteggiata dal maggiore Harvey.
Ma ciò che ovviamente rende unica questa pellicola è proprio il suo protagonista. Clifton-James sessantenne interpreta se stesso a quarantasei anni. Interpreta se stesso che si finge caporale per studiare da vicino Montgomery (uno dei pochi punti deboli del film, girato quattordici anni dopo i fatti, con l'attore visibilmente invecchiato che in queste scene fa pensare a un anziano Totò). Interpreta se stesso che si finge Montgomery. E infine interpreta Montgomery, alternandosi con spezzoni di filmati d'epoca che – proprio in quanto inserti riconoscibili – rendono ancora più sorprendente la somiglianza. Guardando oltre il film e soppesandone i retroscena, la storia di Clifton-James è quasi commovente: dopo avere recitato Montgomery “dal vero”, nel dopoguerra ebbe un paio di particine in film datati 1948 e scomparve dalla scena per un decennio, tornando sullo schermo per questa unica pellicola, in cui riesce a essere estremamente coinvolgente rivivendo la sua storia in una versione romanzata. Un meritato momento di gloria, cinque anni prima di morire, nel 1963.
A livello personale, un'altra scoperta, recuperando un numero del Corriere dei ragazzi datato 24 settembre 1972: la prima volta che ho letto questa storia è stato allora, nel racconto a fumetti scritto da Mino Milani e illustrato da Tacconi Il falso generale, in cui si racconta – ignoro se sulla base dei fatti o se per un tocco romanzesco dello scrittore – come negli ultimi giorni della sua vita un Clifton-James ormai pazzo si credesse davvero Montgomery.
Video del film (in bianco e nero) un po' sgranato, buon audio inglese, sottotitoli solo in spagnolo, niente contenuti speciali (sarebbe stato interessante un trailer d'epoca), edizione dvd Regia Films con il titolo Yo fui el doble de Montgomery.
LA BATTAGLIA SEGRETA DI MONTGOMERY
di Andrea Carlo Cappi
Non capita spesso che a un attore capiti di interpretare se stesso. E non capita proprio mai che un attore debba interpretare sullo schermo una versione romanzata dell'episodio chiave della propria vera vita. Specie se si tratta di una missione segreta svolta per l'intelligence britannico e coperta dall'Official Secrets Act: una missione di importanza vitale, consistita nel sostenere il ruolo di - e sostituirsi pubblicamente a - uno degli uomini che hanno determinato il corso della Seconda guerra mondiale.
Dell'incredibile caso di Meyrick Clifton-James – così come è stato documentato nel libro autobiografico che ispira questo film e che porta la firma del suo stesso protagonista, I Was Monty's Double – ho parlato nel mio saggio Le grandi spie. Dal momento che i diritti d'autore mi danno da mangiare, vi rimando per i dettagli della storia alla lettura della sezione intitolata Operazione Copperhead, alle pagine 151-152. Ma nel 2010, poco dopo l'uscita in del volume, forse sull'onda del successo di Unglorious Bestards di Quentin Tarantino (in cui si sprecano i riferimenti a fatti e personaggi di cui parlo nel mio libro) ho trovato in Spagna in dvd La battaglia segreta di Montgomery (I was Monty's Double, 1958) che non vedevo da un trentennio. E che merita decisamente un articolo.

































