Mai andati troppo d’accordo, il James Bond del cinema e l’Oriente. Sempre pronti a procuragli grattacapi, quei cinesi, fin dalla prima volta, in Agente 007 – Licenza di uccidere. La bamboleggiante miss Taro, per esempio, che con soavi parole lo attira in una trappola. “It’s lovely up here in the mountains…” gli sussurra sorniona al telefono, invitandolo a un appuntamento con la morte. Ah, le donne… E mezzo cinese era il terribile Dottor No della SPECTRE (qui accanto in uno studio per un videogioco della Electronic Arts), prototipo di tutti i cattivi a suivre, al quale Bond si rivolge, con un tantino di supponenza: “Con il suo disprezzo per la vita umana, lei lavora senz’altro per l’Oriente.” Che dire poi di Auric Goldfinger i cui scagnozzi sono tutti cinesi dallo sguardo truce? E per chi lavora, nel suo tentativo di distruggere le riserve auree di Fort Knox, se non per la Cina? E non parliamo del killer di turno, il coreano Oddjob con la sua bombetta dai bordi affilati.
Come ho raccontato nella parte precedente di questo articolo, il primo compleanno dell'agente 007 risale al 15 gennaio 1952, data in cui Ian Fleming, nella sua casa in Giamaica, comincia a scrivere il romanzo che dava inizio alla saga, Casinò Royale.
Il secondo compleanno di James Bond corrisponde al 16 gennaio 1962, dieci anni dopo. Proprio quel giorno e guarda caso a pochi passi dalla residenza giamaicana di Fleming cominciano le riprese di quello che sarà il primo film della serie cinematografica, Agente 007-Licenza di uccidere, tratto dal romanzo Il dottor No.
Due produttori, il canadese Harry Saltzman e il newyorkese Albert R. Broccoli, hanno unito le loro forze nella Eon Production per dare vita a un progetto duraturo. Il giovane e ai tempi poco noto attore scozzese scelto come protagonista, Sean Connery, prima delle riprese è stato addestrato a diventare un vero e proprio gentleman da Terence Young, che sarà regista di tre dei primi quattro film del ciclo, e ora è giunto in Giamaica per affrontare il primo ruolo importante della sua carriera. Di lì a poco nascerà anche il celebre tema musicale di Monty Norman, che sarà portato al successo da John Barry.
La prima notizia che ricevo la mattina del 31 gennaio 2011 non riguarda la politica internazionale, ma la morte di un uomo la cui musica ha entusiasmato milioni di persone in tutto il pianeta, dal momento che i film di James Bond sono stati visti, secondo le statistiche, da metà della popolazione mondiale. E a questi vanno aggiunte le colonne sonore di tutti i film e delle produzioni televisive - una fra tutte: Attenti a quei due - cui ha collaborato nella sua lunga carriera. John Barry Prendergast, più noto come John Barry (a sinistra in questa foto con Raymond Benson) è nato il 3 novembre 1933 a York, Inghilterra. Cresciuto come pianista classico, negli anni Cinquanta passò al jazz, fondò il gruppo The John Barry Seven (numero profetico per il suo futuro) e cominciò a dedicarsi alle colonne sonore, nelle quali si sarebbe confermato come uno dei più importanti autori del secolo.
A metà gennaio del 2012, uno dei personaggi di maggior successo della carta e della celluloide del Ventesimo secolo festeggia due importanti compleanni. Di questi, quello di cui si sentirà parlare più diffusamente per tutto l'anno sarà con tutta probabilità il secondo, l'anniversario sul grande schermo, che verrà festeggiato a novembre con l'uscita di un nuovo film di quella che è considerata la serie più longeva nella storia del cinema.
Sicché nei prossimi mesi sentirete ripetere che, James Bond, il celebre agente 007 di Ian Fleming, compie cinquant'anni. Il che è vero solo per metà. L'altra metà è che ne compie sessanta.
In realtà parte dell'equivoco sorge dal fatto che il personaggio è nato due volte, nello stesso luogo, quasi lo stesso giorno e in entrambe le circostanze in presenza del suo creatore... ma a distanza di dieci anni l'una dall'altra. D'altra parte, per citare un famoso titolo di Ian Fleming, si vive solo due volte.
Ad alcuni, l’inaspettato successo di Casino Royale proprio non è andato giù e che fra questi ci sia perfino Tullio Kezich ci può anche stare; solo che, trattandosi del giudizio del più eccelso dei nostri critici cinematografici, pubblicato sul Corriere della Sera del 5 gennaio sotto l’impietoso titolo Delude il nuovo James Bond misogino killer a sangue freddo, un “decente rispetto per le opinioni del genere umano richiede che si dichiarino le ragioni,” come si diceva il 4 di luglio di qualche tempo addietro, di una condanna più inappellabile di quella di Saddam. Non è che Kezich a ciò si sottragga, solo che lo fa in termini che non ci convincono del tutto. Esordisce affermando che ben pochi fra gli estimatori del film devono avere letto il Casinò Royale di Fleming, lasciando capire che la pecca più grossa del film sia una certa mancanza di fedeltà al romanzo originale. A parte che nessuno si aspetta che un film sia fedele a un romanzo, verrebbe comunque da chiedersi se di Fleming, oltre a Casino Royale, Kezich abbia letto qualcos’altro. Se lo ha fatto, certamente ricorderà che solo le trasposizioni di Doctor No, From Russia with Love, Goldfinger, Thunderball e OHMSS hanno una certa affinità con i romanzi originali. In tutti gli altri episodi, spesso non veniva salvato che il titolo, almeno fino a che ci sono stati titoli da saccheggiare. Caso mai Casinò Royale si segnala proprio per essere il primo film negli ultimi trentasette anni a conservare nel soggetto diversi aspetti del romanzo a cui dichiara di ispirarsi. Poco, certo, ma è pur sempre un segnale.






























