JOHN BARRY, BOND AND BEYOND

di  Andrew Cherry

John_Barry_50La prima notizia che ricevo la mattina del 31 gennaio 2011 non riguarda la politica internazionale, ma la morte di un uomo la cui musica ha entusiasmato milioni di persone in tutto il pianeta, dal momento che i film di James Bond sono stati visti, secondo le statistiche, da metà della popolazione mondiale. E a questi vanno aggiunte le colonne sonore di tutti i film e delle produzioni televisive - una fra tutte: Attenti a quei due - cui ha collaborato nella sua lunga carriera. John Barry Prendergast, più noto come John Barry (a sinistra in questa foto con Raymond Benson) è nato il 3 novembre 1933 a York, Inghilterra. Cresciuto come pianista classico, negli anni Cinquanta passò al jazz, fondò il gruppo The John Barry Seven (numero profetico per il suo futuro) e cominciò a dedicarsi alle colonne sonore, nelle quali si sarebbe confermato come uno dei più importanti autori del secolo.

Nel 1962 ricevette l’incarico di arrangiare un brano musicale scritto originariamente da Monty Norman e destinato a diventare il tema musicale del film Agente 007-Licenza di uccidere. Norman era stato messo sotto contratto per scriverne la colonna sonora, a base di calypso e brani orchestrali, e come tema principale aveva scelto la musica di una canzone composta in origine per un musical e poi non utilizzata. Da qui sarebbero cominciati decenni di polemiche (l’ultima del 2006) sulla paternità del celebre James Bond Theme, che nell’interpetazione di John Barry con la tagliente chitarra di Vic Flick entrò persino in hit parade. Se sembra ormai accertato che fu Norman a scrivere la musica, è innegabile che fu Barry ad arrangiarla in modo adeguato, trovando il sound possente e clamoroso che avrebbe caratterizzato James Bond per i successivi cinquant’anni.
Barry fu chiamato per le musiche di undici dei successivi film della serie, creando un suo tema alternativo per l’agente segreto, intitolato appunto 007, scrivendo le canzoni From Russia with Love per Matt Munro, Thunderball per Tom Jones (e, per lo stesso film, Mister Kiss Kiss Bang Bang per Dionne Warwick, anche se nel soundtrack fu usata solo le versione strumentale), You Only Live Twice per Nancy Sinatra e l’indimenticabile We Have All the Time in the World per Louis Armstrong.
La canzone più famosa della serie, Goldfinger, nasceva da un’idea di Anthony Newley, ma anche in quel caso fu Barry a darle il tono e la potenza adatte alla voce di Shirley Bassey, per la quale avrebbe scritto anche Diamonds Are Forever e Moonraker. Ci furono alcune interruzioni quando i produttori cercarono altri musicisti per adeguarsi ai tempi (Paul McCartney e George Martin nel 1973, Marvin Hamlisch nel 1977, Bill Conti nel 1981) ma alla fine la combinazione vincente fu quella di abbinare le canzoni di John Barry, sempre alla ricerca di nuove sfumature, alle star giovanili dell’epoca: i Duran Duran per A View to a Kill e gli A-ha per The Living Daylights. Questo film, che lo vedeva in un cameo come direttore d’orchestra (un giochetto che aveva già fatto anche in Passo falso nel 1968) segnò l’uscita del musicista dalla serie; ma non della sua influenza, pressoché dichiarata nei più recenti scores di David Arnold, nominato dallo stesso Barry come proprio successore per 007.
Pur essendo identificato con la spy-story, tanto da essere chiamato negli anni a scrivere ottime musiche per Ipcress, Quiller Memorandum, Il seme del tamarindo, The Specialist, Codice Mercury ed Enigma, e, anche se nulla ha a che fare con lo spionaggio, quelle di risonanza bondiana per il Bruce Lee postumo de L’ultimo combattimento di Chen, Barry sfuggì molto più facilmente di Connery all’identificazione con 007. Forse perché vinse presto due Oscar, miglior canzone e miglior colonna sonora, per Nata libera nel 1967, facendo il bis nel 1969 con le musiche de Il leone d’inverno. E intanto si cimentò in lavori diversissimi, dal nuovo cinema inglese allo score di Un uomo da marciapiede, arrivando anche alla fantascienza spaziale con il disneyano The Black Hole.
Non provo nemmeno a citare tutti i titoli della sua vasta produzione, ma per gusto personale mi piace citare Brivido caldo e il magnifico lavoro di simbiosi con le musiche d’epoca di Cotton Club. E, naturalmente gli altri due premi Oscar, per La mia Africa e Balla coi lupi. Autore di musiche suadenti o epiche, per me rimane legato soprattutto ai countdown ricorrenti in molti film di 007, in cui anche le composizioni di Barry sembrano meccanismi implacabili che si mettono in moto, in un drammatico crescendo strumentale, come nel brano che trovate in fondo alla pagina, Bond Averts World War Three da Si vive solo due volte.
John Barry, morto a Glen Cove, New York, il 30 gennaio 2011, non può festeggiare nel 2012 i cinquant’anni della serie che lo ha reso famoso. Ma lascio la parola per ricordarlo a Raymond Benson, amatissimo scrittore di romanzi di James Bond, che incontrò tuttavia il maestro nelle proprie vesti di musicista: “La musica di John Barry,” ricorda Benson, “è stata una dei miei primi amori quando crescevo. Nel 2002, durante una cena in suo onore, ho avuto la fortuna di incontrarlo e il privilegio di eseguire di fronte a lui e a un pubblico di cinquecento persone una suite per pianoforte di dodici minuti dalle sue musiche per James Bond. Al termine, venne ad abbracciarmi sul palco... Resterà sempre uno dei momenti più preziosi della mia vita.”

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