CALIGOLA-IMPERO E FOLLIA - Franco Forte In evidenza

Scritto da  Patrizia Debicke

caligola forteNel suo nuovo romanzo storico, Caligola-Impero e follia, Franco Forte ci presenta il suo Caligola, al secolo Gaio Giulio Cesare, quando aveva meno di cinque anni, a fianco del padre Germanico, durante una campagna militare in Germania, la terra che gli aveva regalato il nome. Ci dice che Gaio era il terzo figlio maschio di Germanico Giulio Cesare, l’erede designato della stirpe Giulia Claudia, il potente generale delle legioni romane sul Reno, primogenito di Druso e di Antonia (figlia di Marc’Antonio e Ottavia, la sorella di Augusto), che era stato adottato dal prozio Augusto e dallo zio Tiberio, fratello del padre. Il piccolo Gaio, continua e tangibile presenza infantile al fianco del generale romano, divenne subito la mascotte dei legionari che l’amarono e che gli dettero il soprannome di Caligola perché, come loro, portava e porterà sempre le caligae o caligulae, i possenti calzari militari.

 

Caligola adorava suo padre di cui pensava, con cogcciutaggine infantile, che nulla potesse intimorirlo, tranne la “mamma”, sua moglie Agrippina figlia di Agrippa e di Giulia. La bella Agrippina, madre dei suoi figli, che avrebbe voluto, come tanti nell’esercito e a Roma, che il marito Germanico fosse imperatore, al posto dello zio…
Leggiamo di una palestra durissima per un bambino piccolo sempre in mezzo ai legionari, una palestra che insegnava, senza sconti, tante cose buone e cattive: come a fare giustizia, a battersi ma anche la sfrenata e predatrice sessualità dei soldati. L’accompagniamo ad Antiochia, allora la terza città più grande del mondo, quando a sette anni si trovò di fronte alla morte del padre e alle difficili scelte umane e politiche di sua madre che non gli piacquero.
Seppe che suo padre era stato avvelenato perché essere un grande e famoso guerriero acclamato da tutto l’esercito suscitava grande invidia e fa ombra a chi governa. Giurò vendetta, ma per arrivare a compierla fu costretto a far sua la regola dettata da Lucio Anneo Seneca: È davvero potente chi ha il pieno controllo su se stesso, non sugli altri.
La rispettò. Dimenticati i giochi da bambino, cominciò a fingere e a tacere, si fece occhi e orecchie, guardava e ascoltava tutto e tutti. Imparò a infilarsi nei cunicoli dell’aria calda, a girare di nascosto per i corridoi dei palazzi imperiali, dove sentì di delitti, di macchinazioni e di orribili congiure. Aveva capito che per lui l’unico vero segreto per sopravvivere stava in quanto riusciva a sapere degli altri.
Visse con la bisnonna, Livia, moglie di Augusto, fino alla sua morte, poi con la nonna Antonia moglie di Druso. Dovette assistere impotente all’allontanamento dei fratelli maggiori e dalla madre per mano del crudele Seiano. A quindici anni fu chiamato a Capri, dove restò fino ai ventidue sotto il perenne controllo del prozio, Tiberio che, nonostante fosse vicino agli ottanta era ancora vigoroso e spietato. Una scuola sempre più dura, ma che lo portò a prepararsi la strada, a stringere utili alleanze, poi a eliminare senza rimorsi il vecchio imperatore e, a venticinque anni, a sedere al suo posto acclamato come princeps sul trono di Roma.
In un continuo avvicendarsi di avvelenamenti (ne uccide più una tazza di veleno che la spada), altri delitti, congiure, intese di comodo e continui tradimenti, mentre dominano la cupidigia di potere e la lussuria più sfrenata, volano le pagine di Caligola, Impero e follia, fosco e avventuroso quanto l’immaginaria e celebre saga fantasy Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin e – caso straordinario o no? – guardando il busto di Caligola giovinetto si nota l’incredibile somiglianza con l’attore irlandese che, nella serie televisiva Il trono di spade, tratta proprio dalla saga, ha interpretato Joffrey Baratheon, il giovane re folle.
Una rivisitazione nuova e originale della leggenda dell'imperatore più odiato della storia. Ma aveva veramente meritato Caligola una fama tanto spaventosa in soli quattro anni di regno? Sappiamo che è stato molto amato e all’inizio pare che abbia governato bene. Fu liberale con il popolo, diminuì le tasse a tutti. I moderni studiosi gli riconoscono abilità strategica e militare che gli fece utilizzare meno e meglio le legioni, garantendo le frontiere dell’impero con un minore dispendio di uomini.
Dopodiché… mah? Certo è che il potere è pericoloso, mette su un piedistallo, crea sospetto e soprattutto invidia. La gravissima e improvvisa malattia (forse una malattia degenerativa?) che lo tenne lontano dalle scene, fu quella a cambiarlo? O fu colpa della morte della sorella Drusilla? Drusilla, l’unica della sua famiglia che l’abbia veramente amato senza secondi fini? E sempre al suo fianco Misenio, amante, amico e più. Ma il Senato tramava. Voleva liberarsi di un tiranno diventato scomodo, che pretendeva di essere trattato come un dio. E Roma ha sempre avuto il tirannicidio facile.
Caligola fu assassinato a ventinove anni da un gruppo di pretoriani comandati da Cassio Cherea che aveva conosciuto da bambino in Germania. Poi…

Caligola-Impero e follia
Franco Forte
Mondadori Omnibus
pagine 408, euro 22




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