Un romanzo tipicamente latino-americano, scritto però da un autore milanese che si inserisce alla perfezione nella grande famiglia degli autori ispanici di Tropea (Paco Ignacio Taibo II, Daniel Chavarría, Rolo Diez...) e nel filone che proprio Taibo II ha battezzato neo-aventura: un romanzo che riprende le strutture avventurose dell’Ottocento, applicandole ai tempi moderni, con una maggiore introspezione psicologica dei personaggi e quel tocco magico ed epico che spesso troviamo nella letteratura ibero-americana. Garbarino fa convergere alla foce del Rio Paraná le vite di quattro personaggi che per una ragione o per l’altra hanno cercato e trovato un esilio volontario fuori dal mondo: il vecchio César, ex professore anarchico ed ex marmista che ha rovinato l’azienda della moglie realizzando nel momento storico sbagliato mille busti fuori misura di Perón, e che ora vive in una baracca, vestito da frate, e campa disinfestando i soffitti delle case dalla presenza di ricordi spiacevoli e pensieri ingombranti; Valencia, nobildonna·agée, segnata dalla morte violenta del marito trent’anni prima, che si confida solo con la tomba di Evita e con César (segretamente desiderato), che chiama nella propria villa per fugarne i fantasmi; Stavros, capitano greco al comando di una bagnarola che ha solcato troppi mari e trova la sua fine insabbiandosi nel delta del Tigre; Sofia, architetto in fuga dai ricordi del primo defunto marito e dalla sgradevole vicinanza dell’attuale consorte, la quale si scopre attratta dal silenzioso e riservato Stavros.
Stanchi e insoddisfatti delle proprie vite, in pessimi rapporti con figli o figure filiali, perseguitati da nostalgie e sensi di colpa, tutti costoro hanno deciso di isolarsi dal mondo e da quelli che l’autore definisce “i nuovi barbari”. Ma si trovano loro malgrado in rotta di collisione con il Titano, gigantesco strozzino e tenore mancato, che terrorizza la zona coadiuvato dai sicari El Gordo e Manuel, e che irrompe nella solitudine dei personaggi. Quel che è peggio, il Titano è in affari con individui ancora più loschi che hanno progetti precisi sull’area e vedono César, Sofia e Stavros come ostacoli da rimuovere. Dopo una serie di schermaglie, il troppo è troppo e Cèsar opta per una soluzione da tempo accarezzata, un “gesto di alto valore etico” che ha a che fare con la dinamite e con una vera e propria rapina. Ma cambiare direzione alla propria vita non è privo di rischi e i tre – con la complicità di Valencia – diventano fuggiaschi, braccati fino alla Patagonia dal gruppo criminale, che affronteranno in un’inevitabile resa dei conti. Poetico nell’umanità dei protagonisti, onirico nelle visioni del folle e simpaticissimo César, ironico o addirittura sarcastico nel dipingere i cattivi, noir nella trama e nelle misurate scene di azione,·Gli appartati è quasi un Lost all’argentina in cui i personaggi, anziché perdersi accidentalmente, cercano da soli il proprio isolamento e sono pronti a combattere per difenderlo.
GLI APPARTATI
Andrea Garbarino
Marco Tropea Editore
256 pagine € 16,00