ONRYO, AVATAR DI MORTE

di  Andrea Carlo Cappi

OnryoFin dai tempi di Fruttero e Lucentini (doveroso il ricordo) le antologie di Urania sono sempre state un'ottima occasione per scoprire nuovi autori. Ma questa particolare raccolta nasce proprio con l'intento di far conoscere ai lettori qualcosa di particolarmente ignoto e distante per il pubblico italiano, ossia le moderne storie di fantasmi della letteratura nipponica. Inoltre, con ulteriore virtuosismo, non solo i curatori Danilo Arona e Massimo Soumaré (quest'ultimo anche traduttore dei racconti giapponesi) ci propongono una bella scelta di storie del genere, ma anche altrettante opere di bravissimi autori italiani che si cimentano sugli stessi temi. Il tutto con una preziosa introduzione che inquadra il filone e ne sottolinea alcuni aspetti salienti.
Innanzitutto Arona e Soumaré ci ricordano che, se in Italia questo genere è arrivato al traino della versione americana di The Ring – tratto da un romanzo di Koji Suzuki pubblicato anche da noi grazie al successo del film – e con esso sono poi giunti in dvd i Ringu originali, i Ju-On e via discorrendo, in realtà la tradizione giapponese della storia di fantasmi è molto più antica e in particolare le donne in bianco dai volti pallidissimi e dai lunghi capelli neri sono di fatto maschere del teatro kabuki. I curatori ci fanno anche notare che in queste storie i fantasmi sono soprattutto di sesso femminile, alla ricerca di una rivalsa per ciò che hanno dovuto subire in vita.

Con l'unica eccezione di un racconto del 1968, La madre del kudan di Sakyo Komatsu (ambientato durante gli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale), i racconti giapponesi della raccolta sono stati scritti negli anni Novanta, che furono anche il decennio più fortunato degli spettri nella cinematografia dell'arcipelago. Lo spettatore che conosca il genere ne ritrova qui alcune icone familiari, comprese le giovani e irrinunciabili studentesse in uniforme (La voce del cadavere di Masako Bando e Una storia vera di Nanami Kamon) o i bambini (Il caso del bagno pubblico Odoro di Masahiko Inoue e Chiarore lunare di Hiroko Minagawa), senza trascurare una variante originale della leggenda metropolitana della donna sperduta incontrata da un automobilista su una strada in piena notte (Paura sul monte degli Dei di Yoshiki Shibata). E in qualche caso non manca una certa dose di ironia.
Ma va detto che pure gli autori italiani, che hanno lavorato su questi temi in tempi più recenti, non sono da meno quanto a brividi e suggestioni: dai bambini che si aggirano a loro rischio e pericolo in una vecchia cartiera abbandonata (Antracite di Alessandro Defilippi) alle ombre che si muovono nelle immagini di GoogleMaps (Fobia di Sanuel Marolla); da Barocco Kaidan di Massimo Soumaré, che è nel contempo un'acuta riflessione sul genere, al thriller apocalittico che si scatena con la bora ne Il cacciatore di figli posseduti di Stefano Di Marino; per finire con due storie ambientate nella città di Bassavilla: Vale va bene, in cui Danilo Arona gigioneggia da par suo con l'alter ego Morgan Perdinka (e una certa Vale, che ho la vaga sensazione di avere incontrato anch'io) e La donna dai capelli ramati di un altro veterano, Angelo Marenzana, in cui due poliziotti indagano su uno strano caso di suicidio «assistito», compiuto con la tecnica nota in Giappone come jigai.
Recensire per tempo i volumi che escono nei periodici Mondadori è sempre una corsa contro il tempo, dal momento che sono in vendita in edicola solo per un mese, per cui non vi faccio perdere un istante: affrettatevi a comprare questo Urania, disponibile fino alla fine del gennaio 2012. Perché non è soltanto un'antologia di alta qualità, ma anche un'opera irrinunciabile per gli appassionati del fantastico in tutte le sue declinazioni.

ONRYO, AVATAR DI MORTE
a cura di Danilo Arona e Massimo Soumaré
pagg. 327, euro 4,50
Mondadori Urania n.1578, gennaio 2012

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