NERO IMPERFETTO - Ferdinando Pastori

di  Andrea Carlo Cappi

nero_imp_copertinaNel vasto panorama degli investigatori della letteratura, una delle categorie più interessanti è quella dei detective senza licenza e al di fuori della legge, come il Matt Scudder di Lawrence Block, l'Alligatore di Massimo Carlotto o il Joe Kurtz di Dan Simmons. Tra questi antieroi maledetti si inserisce a pieno titolo Fabio, il protagonista di Nero imperfetto, che non è né ex alcolizzato né ex galeotto, ma qualcosa di simile a una pallina d'argento che a volte rimbalza frenetica sulle pareti di un flipper, a volte sprofonda in un baratro nero.
Il flipper si chiama Milano, rutilante città della moda e della coca, delle puttane e delle gang di etnie assortite, dove molta gente cerca di sparire. Vuole sparire. Se dovete trovare giocatori d'azzardo che non pagano i debiti, prostitute scappate dagli sfruttatori o ragazze che fuggono dagli abusi di famiglia, rivolgetevi a lui. E se chi viene ritrovato lo ringrazia spaccandogli in testa una bottiglia, a Fabio non importa più che tanto.
Perché lui è già morto, dentro.

Fino a poco meno di tre anni prima, Fabio era uno sbirro stakhanovista, forse anche ragionevolmente onesto, innamorato della moglie Giulia ma non abbastanza presente come marito da rendersi conto di alcune cose. Fino a quando Giulia non si è buttata da un cavalcavia. Incinta. Di un altro. Morte e rivelazione hanno avuto un effetto devastante su di lui. Ha cominciato a soffrire di narcolessia. La sua realtà si è disfatta, vita e lavoro sono finiti nel cesso. Non gli è rimasto che fare l'investigatore oltre la legge, il cacciatore di disgraziati per conto di magnaccia, strozzini e spacciatori. Morto dentro, con il segreto desiderio di farsi ammazzare anche fuori. Pronto ogni volta a farsi ricucire da un medico cinese clandestino e anestetizzarsi con pasticche ordinate via internet. E a indagare su qualsiasi caso, pur di evitare il proprio.
Piove sempre sul bagnato e un giorno Cesare, amico e collega poliziotto, gli porta un'altra ferale notizia. Qualcuno ha ammazzato la sorella di Fabio: Anna, fotomodella a cui piacevano soldi, ragazze e cocaina. Un altro «caso» personale da seppellire nell'oblio. Se non fosse che Fabio viene assunto da Salparov, boss bulgaro della polverina bianca, proprio per scoprire chi abbia tagliato la gola ad Anna e, soprattutto, si sia preso gli otto chili di cocaina purissima che lui le aveva affidato. Un lavoro è un lavoro è un lavoro. Nonostante Cesare lo sbirro gli consigli di tenersi fuori dai guai e il nipote del boss non lo voglia tra le palle. E a un certo punto il caso diventa ciò che doveva essere, un fatto personale, aldilà di diecimila euro in contanti, aldilà della bella Denise che prima di finire a letto con Fabio è stata in quello di sua sorella, aldilà dei figuri palestrati che gli spaccano la faccia su una spiaggia di Rimini. Perché ora Fabio non vuole più la morte. Vuole la fottuta verità.
Un romanzo narrato a scatti, che passa tutto (dialoghi inclusi) attraverso la testa del protagonista, ex sbirro la cui cultura sembra provenire dalla rubrica «Forse non tutti sanno che...» de La Settimana Enigmistica ma non gli impedisce riflessioni, metafore e frasi a effetto. Un linguaggio che, in mano ad altri, avrebbe rischiato il veterosperimentalismo di uno scrittore noir che non si vuole sporcare troppo con la bassa letteratura, mentre qui fluisce spontaneo e naturale in una storia che sa di Chandler d'annata. O, se preferite, di Chandler dannato.

NERO IMPERFETTO
di Ferdinando Pastori
Edizioni Clandestine
185 pagine, euro 10.00

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