UNA PISTOLA PER NATALE

di  Giancarlo Narciso

detective_piccolaGli occhi verdi sembrarono avvampare nella penombra dello studio. La bocca le si dischiuse e per un istante pensai che avevo ancora una possibilità di convincerla. Invece scosse tristemente il capo e i capelli neri danzarono nell’aria, accarezzando il collo di pelo della sua giacca a vento. Sedeva di fronte a me, dall’altro lato della scrivania, stringendo in mano una piccola automatica nera. Era puntata dritta contro il mio petto.
Si strinse nelle spalle.
“A che serve parlarne ancora? Abbiamo già detto tutto quello che c'era da dire.”
Il suo dito sembrò contrarsi sul grilletto, ma non ci avrei messo la mano sul fuoco. Forse ero solo vittima di un leggero attacco di paranoia. Non è facile conservare la calma quando ti trovi a fissare una 22. dal lato sbagliato della canna. Cominci a dubitare della tua popolarità.
Un tram sferragliò via in lontananza, il suono attutito dalla neve, mentre la luce grigia del giorno sfumava verso il crepuscolo.

Il momento passò e lei rilassò la stretta sul grilletto. Ne approfittai per accendere una sigaretta, poi aprii il cassetto della scrivania e ne tirai fuori una bottiglia di brandy e due bicchieri di plastica. Li riempii a metà e ne spinsi uno verso di lei.
Il suo sopracciglio sinistro si inarcò di un paio di millimetri. Non me ne curai. Come aveva detto lei, ne avevamo già discusso abbastanza Mi appoggiai contro lo schienale della poltrona, accavallai le gambe e sollevai il bicchiere.
“Buon Natale,” dissi e mandai giù un sorso.
Scosse nuovamente il capo con un’aria di rassegnata compostezza. “Figlio di puttana,” sussurrò.
Poi schiacciò il grilletto.
Non fece molto rumore. La pallina gialla mi colpì una spanna sopra lo stomaco e rimbalzò via, rotolando sul pavimento.
Gettò la pistola sul tavolo e si alzò. “È mio figlio e quando dico niente armi giocattolo, parlo sul serio. Hai ancora tempo, prima che i negozi chiudano. Vai a comprargli qualcos’altro, che so, un trenino elettrico. O un orsacchiotto di pezza. Gli piacciono ancora. Ha solo otto anni, in fin dei conti.”
Presi la pistola e la soppesai sul palmo. Era un bel modello. Fabbricato in Giappone, caricatore da cinquanta colpi, serbatoio a gas. Avrei ceduto l’anima a Satana per avere qualcosa del genere con cui giocare quando avevo otto anni.
“Cosa dovrei farci?”
“Affari tuoi. Riportala dove l’hai presa, se credi. O se no, tientela. Puoi sempre usarla per spaventare la padrona di casa la prossima volta che viene a chiederti l’affitto.”
Si avviò verso la porta e la aprì, poi si voltò, la mano appoggiata sulla maniglia. “Ceniamo alle nove, stasera. Ti fermi a dormire?”
Puntai la pistola verso di lei e sparai. Fece click.
“Ci conto.”
Mi soffiò un bacio sulla punta delle dita e se ne andò.

Fai il login per scrivere i commenti

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica con cadenza periodica e non è da considerarsi
un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.