IL FONDO DELLE NAVI

Scritto da  Giuseppe Foderaro

biblioteca-vaticana-450x301"Un taglio netto, più o meno da qui a qui, ti rendi conto? Gli schizzi di sangue sono arrivati sugli scaffali, fino al soffitto, e tutti i volumi di conseguenza sono stati repertati. Volumi antichissimi, capisci, di valore inestimabile. Abbiamo dovuto portarli via e catalogarli come prove. Il sangue era ovunque, ti dico".

Mentre Miranda, del tutto inconsapevole dell’effetto che le sue parole avevano provocato, infilava decisa coltello e forchetta nella bistecca, io con aria furtiva allungavo un’occhiata alla signora del tavolo a fianco che era visibilmente impallidita. Succedeva sempre così, con Miranda.
Era talmente presa dal suo lavoro di antropologa all’Istituto di Medicina Legale che non si rendeva mai conto di quello che diceva, e soprattutto di “dove” ci trovavamo quando lo diceva. Ma non potevo darle torto. Era appena rientrata da Roma, dove era stata chiamata per una consulenza speciale che le aveva consentito di mettere piede in uno dei luoghi più inaccessibili e meglio custoditi al mondo: la Biblioteca Apostolica Vaticana.

Mi aveva appena raccontato con tutto il suo entusiasmo delle file di scaffali che arrivavano fino al soffitto riccamente istoriato, dei lunghi tavoli per la consultazione dove in tempi non lontani avevano lavorato solerti scrivani, amanuensi e miniaturisti, là, in mezzo ai riquadri del vasto pavimento a scacchi bianchi e neri disposti a rombo, che conferivano all’ambiente un che di ipnotico.
“Codici manoscritti, volumi antichissimi, mappe e carte nautiche, incunaboli, copie anastatiche... tu non riesci neanche a immaginare. Una delle raccolte più importanti del mondo, anzi, forse la più importante, dopo la distruzione della Biblioteca di Alessandria. Hai presente quando nel 640 dopo Cristo, le truppe arabe conquistarono l’Egitto? Pare che bruciarono ogni singolo rotolo nelle caldaie che servivano a riscaldare gli alloggi dei soldati. Il combustibile bastò per sei mesi. Pergamene pregiate, di valore assolutamente incalcolabile. Te lo ricordi o no?”.
Miranda era fatta così, parlava di cose accadute nel 640 dopo Cristo come se fosse stato ieri o come se noi fossimo stati presenti. Anzi, spesso riusciva anche a farmi sentire responsabile, come se volesse tacitamente rimproverarmi di non essere stato in grado di evitarlo. Cosa di cui sarebbe anche stata capace di accusarmi se non fosse che ero nato, come lei del resto, almeno quei due secoli dopo. Ciò nonostante la cosa cominciava a farsi interessante.
“Però, scusa Miranda, come mai hanno chiamato te?” Visto che già mi stava guardando male, aggiustai rapidamente il tiro. “Voglio dire, se il delitto è avvenuto in territorio Vaticano, non è consuetudine che si rivolgano direttamente alle loro forze di polizia? Non hanno una specie di autonomia in questo senso, come Stato Vaticano, intendo?”.
“In effetti sì, di solito indagano in maniera autonoma e rifiutano in assoluto ogni altro coinvolgimento esterno. La gendarmeria delle guardie svizzere funge anche da polizia giudiziaria. In effetti stiamo parlando di uno dei corpi meglio addestrati al mondo e anche molto moderno, per quanto ne so. Hanno unità speciali antiterrorismo, centrali operative modernissime e laboratori all’avanguardia. Ma in questo caso è diverso. Sono stati praticamente costretti a collaborare con l’Ispettorato generale della pubblica sicurezza della Polizia di Stato, che ha chiamato me”.
“E come mai?”
“L’uomo che hanno sgozzato era un civile, non un prelato. Veniva da fuori insomma. E il delitto è avvenuto sotto gli occhi di una ventina di testimoni, tutti quanti provenienti dall’esterno”.
“Capisco, ma io credevo che la Biblioteca Apostolica fosse privatissima, riservata. Non è cosi?”
“In realtà è difficilissimo avere un permesso per accedervi, ma è anche vero che contiene testi rari, spesso unici al mondo. Ci sono eminenti studiosi che chiedono di poter consultare volumi che sono conservati lì e, poiché spesso si tratta dell’unico esemplare esistente, il Vaticano non può certo rifiutarsi, se a chiederlo sono le persone giuste. Quando quell’uomo si è fatto ammazzare, c’era appunto una delegazione di studiosi di non so più quale istituzione privata internazionale. Hanno visto tutto, anzi, uno di loro è anche scivolato sulla pozza di sangue ed è finito dritto sotto a un tavolo, lasciando dietro di sé una scia lunga almeno mezzo chilometro e pasticciando tutta la scena del crimine”.
A quel punto la signora del tavolo accanto aveva ormai chiesto il conto, lasciando i piatti di portata quasi intatti. Io invece mi ero talmente appassionato che, al posto di contenere il racconto di Miranda, la incoraggiai a continuare.
“Fammi capire: avete dozzine di testimoni che hanno assistito al delitto, un assassino che deve essersi presumibilmente coperto di sangue da capo a piedi, un morto che si è fatto ammazzare all’interno di uno dei luoghi più protetti e meglio blindati del mondo, e ancora non sapete chi è stato?”.
Miranda mi guardò male, poi con un sospiro, cominciò a spiegarmi: “Da come la metti tu sembrerebbe facile, ma non lo è. Gli scaffali vanno dal pavimento al soffitto e sono letteralmente pieni di volumi, sicché chi è dall’altro lato può sentire ma non vedere. Quando il nostro tizio è stato ammazzato era in piedi davanti a uno scaffale, qualcuno lo ha preso alle spalle, lo ha sgozzato da parte a parte, e lui è crollato al suolo. I testimoni, che si trovavano all’altro lato dello scaffale, hanno sentito distintamente il rumore del corpo che cadeva, seguito dal gorgoglio tipico del sangue che sgorga dalla giugulare”.
Gettai uno sguardo preoccupato alle spalle di Miranda. La signora ormai se ne era andata e il tavolo doveva ancora essere sparecchiato. Potevo concentrarmi di nuovo su quanto stava dicendo.
Miranda proseguì:“Quando le persone sono accorse in aiuto del malcapitato, bada bene, da un lato e dall’altro dello scaffale, non hanno visto nessuno”.
“Come nessuno?”.
“Nessuno, ti dico. Vedi, lo scaffale forma una specie di corsia, mi segui? L’uomo è da solo in mezzo a un corridoio, viene aggredito, cade e muore quasi all’istante. Il sangue colava ancora quando gli altri sono arrivati di corsa, qualcuno dal lato destro, qualcuno dal lato sinistro, ma nel corridoio in questione, oltre alla vittima, non c’era anima viva. Nessuno”.
“E nessuno è stato visto, che so io, correre, voltarsi, nascondersi, magari mimetizzarsi in qualche modo?”.
“Ma come poteva? Come minimo avrebbe dovuto avere almeno le mani, se non i vestiti, completamente inzuppate di sangue. Anche se si fosse messo a correre verso una delle estremità e poi si fosse girato, fingendo di essere arrivato solo in quel momento, gli altri non avrebbero potuto fare a meno di notarlo”.
“Poteva aver indossato dei guanti. Del resto, se l’ha sgozzato standogli alle spalle, potrebbe anche non essersi sporcato troppo”.
“Non è solo questo”.
“No?”
“Ti ho appena spiegato che pochissime persone possono essere ammesse alla consultazione di quei volumi. Bisogna essere iscritti in un apposito registro e per aver accesso bisogna attendere una convocazione precisa. Non basta avere un tesserino per andare e venire a piacimento. Ogni giorno possono entrare solo quindici persone, non una di più. Oltre agli addetti interni, ovviamente. Che non sono mai più di tre. Parliamo di diciotto persone in tutto”.
“E allora?"
“E allora, ognuno di loro ha un alibi. Nel momento in cui si è sentito il corpo cadere erano tutti visibili, non mancava nessuno, tranne la vittima ovviamente”.
“Non è possibile. Scusa ma non capisco”.
Miranda si mise a disegnare sulla tovaglia, facendo segni con la punta del cucchiaio. “Vedi: qui c’è una sala rettangolare, lunga, con dei tavoli di consultazione e scaffali da ambo i lati. Una sola porta di accesso, sorvegliata e visibile solo da un lato della stanza, e dall’altra parte, una portafinestra enorme, rigorosamente chiusa. Ci sei fin qui?”
“Ci sono. Dove è stata colpita la vittima?”
“Qui dietro”, disse Miranda indicando uno degli scaffali che, sulla base di quanto mi aveva appena descritto, correvano lungo le pareti più lunghe del locale. “Ogni scaffale è doppio, ci sono libri davanti e dietro. Sulla parte posteriore ci sono quelli più rari, i volumi antichi, quelli che potrebbero essere danneggiati dalla luce diretta del sole che entra dai finestroni. Sono libri speciali, illuminati da faretti alogeni appositamente realizzati, e si possono consultare solo infilandosi in quello stretto corridoio, con il muro alle spalle. Lì era il ricercatore ucciso. Il volume è sparito e alle spalle c’è un muro”.
Digerii lentamente quelle informazioni ma, al di là della constatazione immediata che Miranda non è certo una sprovveduta, rimaneva il fatto che quello era il miglior delitto della camera chiusa che mi fosse mai capitato di studiare. Alzando lo sguardo, vidi che mi stava guardando con l’aria famelica di un gatto che ha appena avvistato un canarino.
“Tu sai già come ha fatto, però non sai chi è. Dico bene?”.
“Non è nemmeno compito mio trovare chi è stato. Io devo solo indicare gli indizi che possono condurre al colpevole. Il resto è affar loro”.
“Okay, allora raccontami”.
“Sai cos’è il fondo delle navi?”.
Scossi la testa desolato. Il mio raggio di azione non arriva così lontano. Per essere un investigatore assicurativo ho una discreta cultura, ma quello proprio non lo sapevo.
“Ascoltami attentamente. La mitica Biblioteca di Alessandria fu fondata dalla dinastia dei Tolomei. All’apice del suo splendore ospitava oltre 490.000 rotoli grazie anche all’editto faraonico meglio noto come Il fondo delle navi. In pratica ogni nave che attraccava era tenuta a lasciare presso la Biblioteca di Alessandria una copia di ognuno dei testi presenti a bordo. La sezione che la vittima stava consultando era proprio quella dei testi provenienti dalla Biblioteca di Alessandria”.
“Ma come è possibile, scusami? La biblioteca fu distrutta assai prima che i monaci cominciassero a copiare volumi. Sei stata tu a dirmi che l’incendio avvenne nel 640 avanti Cristo, non c’erano monaci allora, pronti a copiare copie abusive da contrabbandare in Vaticano, ti pare?”.
“No, infatti. Però il fondo delle navi funzionava anche al contrario. Non è escluso che qualche rotolo di quelli custoditi con tanta cura nel Serapeum della Biblioteca di Alessandria venisse copiato e prendesse il largo con una di quelle stesse navi. Solo in questo modo qualcuno di quei testi poté essere salvato dall’incendio. Ricordati che parliamo di volumi precedenti agli albori della cristianità, dal contenuto forse scomodo”.
“Bene allora la vittima è stata uccisa mentre consultava uno di questi volumi scomodi e tu vorresti dirmi che il volume è scomparso assieme all’assassino dentro a un muro?”
“Esattamente. Qualcuno voleva far sparire quel volume, uccidere chi l’aveva letto, e questo qualcuno sapeva come accedere all’interno della Biblioteca Apostolica passando attraverso un passaggio segreto".
“Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?”.
Miranda mi guardò dritto negli occhi, angelica e serafica, come solo lei sapeva essere, e mi rispose con aria del tutto innocente. “Ma io mica ho detto niente”.
“Sì, come no. Stai dicendo che è stato fatto fuori un eminente studioso di una qualche importantissima istituzione, da un membro interno al Vaticano che bazzica per pertugi e passaggi segreti, interessato a far sparire un libro che potrebbe nuocere alla cristianità. In pratica stai accusando i servizi segreti del Vaticano di omicidio. Ti rendi conto o no?"
“Scusa, mica è colpa mia se gli indizi puntano in quella direzione. Io non fabbrico gli indizi, li leggo solamente”.
“Sì, come i fondi del tè. Vuoi dirmi o no cosa c’era scritto in quel libro?”.
“E come faccio a saperlo? Ti ho appena detto che è sparito. Scoprilo da te, Sauro Badalamenti, non sei forse tu l’investigatore qui dentro?”.
Miranda sa essere la persona più affascinante del mondo, ma a volte può risultare irritante come una miscela al vetriolo. Ma quella sera ero di buon umore, e per di più maledettamente intrigato da quella storia, così decisi di stare al gioco.
“Va bene, partiamo dal principio. Come sai che manca un volume?”
“Perché c’è uno spazio vuoto nello scaffale. Guarda caso quel volume non è censito nell’inventario, non appare nel catalogo, non figura in nessun maledetto indice alfabetico, analitico o che so io. Insomma, secondo loro non manca niente, da quello scaffale”.
“E questo la dice lunga, in effetti. Ma se tu pensi che si possa trattare di un libro scomodo per la cristianità, allora perché non l’hanno fatto sparire prima?”.
“Tieni presente una cosa: in quella biblioteca ci sono tutti i volumi apparsi nell’Indice dei Libri Proibiti, testi eretici, blasfemi, non ortodossi, ritenuti offensivi per la pubblica morale, o che comunque andavano contro gli insegnamenti della Chiesa. Ci sono anche le memorie di Galileo. Scienziati, poeti, filosofi, economisti. Perfino letterati come Dante Alighieri e Ludovico Ariosto sono finiti all’indice in un determinato momento oscuro della storia. Eppure in catalogo figurano tutte le loro opere, nessuna esclusa”.
“Il che vuol dire che la Chiesa condanna, ma non distrugge. E allora perché questo libro in particolare sarebbe così pericoloso?”.
“Ti spiego come ci sono arrivata. Sai chi era la vittima?”
“Non dirmelo, scommetto che stiamo parlando di Dan Brown”.
“Spiritoso. Jean Villard, uno storico ebreo non praticante, specializzato... indovina in che cosa?”.
“Riti magici e stregoneria?”.
“No, mille volte meglio. Specializzato in cannibalismo. È l’autore di un testo fondamentale sull’argomento. Stava preparando una seconda pubblicazione sulla teofagia. Tu, che hai studiato antropologia culturale, sai di cosa si tratta, vero?”.
“Sì, una specie di funzione traslativa del divino. Nel corso di un rito religioso i fedeli si cibano di un corpo che viene attribuito a una divinità, per acquisire a loro volta proprietà e attributi sovrannaturali. Una sorta di processo di divinizzazione”.
“Precisamente. Il libro che Villard stava per pubblicare mira a sostenere che quello che i cristiani assumono nel rito dell’Eucarestia potrebbe essere stato, in tempi ormai lontani, veramente il corpo e il sangue di Gesù, prima, e dei suoi sacerdoti e sacerdotesse, poi”.
“Vuoi dire che secondo lui erano tutti cannibali e che divoravano realmente carne e sangue durante gli antichi rituali? Ma dai, lo sanno tutti che si tratta di un atto puramente simbolico”.
“Adesso, sicuramente. Ma una volta? Dopo tutto perfino il Concilio Lateranense del 1215 e quello di Trento del 1545 bollavano come eretici coloro che pensavano che quello dell’Eucarestia fosse solo un atto simbolico. In epoca romana i cristiani furono perseguitati anche perché si riteneva che nei loro rituali segreti si consumasse veramente la carne e il sangue di Cristo... e non in senso traslato”.
“Dunque Villard si preparava a sostenere che, agli albori della cristianità, i rituali eucaristici erano realmente un atto di antropofagia?”
“Qualcosa del genere. Intendeva riallacciarsi alla dottrina tradizionale del Mistero Eucaristico, un rito in cui la consumazione potrebbe essere reale e mistica al tempo stesso. Forse riconducibile a una religione ancora più antica”.
“Magari di origini egizie?”.
“Esatto. Secondo alcuni studiosi tutto sarebbe da ricondursi agli antichi misteri eleusini, contemporanei alle prime comunità cristiane. Potrebbe essere stato lo stesso Paolo di Tarso a fondere le sette misteriche preesistenti con una forma rudimentale di cristianesimo, all’epoca ancora agli albori. Rendendo mistico quello che fino a non troppo tempo prima era invece drammaticamente reale”.
“Vuoi dire che i primi cristiani mangiavano i loro sacerdoti durante il rituale?”.
“E’ ovvio che nessuno di noi può saperlo. Uno dei miti più antichi di tutti i tempi parla di uomini trasformati in animali e poi sacrificati sull’altare di qualche divinità. Il sangue degli animali era servito in una coppa che veniva fatta girare tra gli astanti. Le somiglianze col rito cattolico ci sono, questo è innegabile”.
“Ma anche se fosse, bevevano il loro sangue, non li mangiavano”.
“Sbagli, mangiavano le loro interiora perché secondo loro era lì che si trasferivano le qualità morali e divine di ogni creatura vivente. Anche gli egizi conservavano le interiora dei defunti nei canopi affinché durante la resurrezione potessero ricongiungersi col corpo. Per loro l’intima essenza di ogni individuo era contenuta nelle sue stesse viscere. Anche nei misteri dionisiaci si parla di riti in cui la terra veniva fecondata dall’unione mistica tra un sacerdote e una sacerdotessa, che mescolavano sperma e sangue mestruale per compiere riti ancestrali andati avanti per secoli”.
“Quindi fu Paolo di Tarso a rendere più accettabile questo antico culto, depurandolo da eccessi e parossismi fino a trasformarlo in quello che oggi conosciamo e pratichiamo in milioni di chiese ogni domenica mattina?”.
“No, il primo utilizzo del vino in sostituzione del sangue fu praticato in Egitto 1500 anni prima di Cristo dai sacerdoti della dea Iside. E anche in quel caso il vino doveva essere rosso e dolce, perché somigliasse al sangue il più possibile. Così come nel culto di Osiride si assumevano pezzi di pane aventi la forma della divinità, presumendo di acquistare la sua forza morale e le sue caratteristiche divine. Quello che poi per i cristiani è diventata l’Ostia consacrata”.
“Ecco perché pensi che il volume scomparso fosse una copia anastatica di uno dei rotoli perduti dell’antica Biblioteca di Alessandria: perché tutto risale agli Egizi”.
“Proprio così. Ed ecco perché Villard è stato ucciso. La Chiesa non è pronta a svelare le sue vere origini. Immagini cosa succederebbe se tutto questo venisse alla luce?”.
Vidi con gli occhi della mente migliaia di fedeli che nella quiete ovattata di piccole parrocchie in ogni parte del mondo, ai piedi di un crocifisso sanguinante e di una vergine che alzava gli occhi al cielo, si cibavano di sangue e interiora. Con le zanne che scintillavano alla luce tremula di milioni di candele. Scuotendo la testa zittii Miranda e pagai precipitosamente il conto. Mi affrettai a condurla via, sperando in cuor mio che qualche compiacente funzionario all’Ispettorato di Polizia del comando di Roma pensasse bene di archiviare l’indagine come delitto passionale o qualche altra consueta banalità. Del resto non è sempre così che succede?
Mi auguravo che qualche eminenza grigia avrebbe provveduto a mettere sull’altare l’ennesimo agnello sacrificale, rivelando magari l’ennesima oscura tresca omosessuale, di quelle che non fanno più notizia. E che sarebbe bastata a far uscire Miranda pulita da tutta questa storia.
Ma adesso che ci penso, anche questo mi sembra sia già successo.
Presi per mano Miranda, cercando di evitarle le gocce più grosse di un temporale che aveva oscurato all’improvviso tutta la città. Tra i rombi assordanti dei tuoni, i rivoli d’acqua che scorrevano lenti verso i tombini mi sembravano fiumi di sangue ribollenti diretti agli inferi. Forse anche questo era già successo ed era proprio quello che tutti noi meritavamo. Se in terra si scatenava l’inferno chi ero io per mettermi a discutere?


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